
Documento di Commento al Piano Socio Sanitario Regionale
Anaao Assomed Piemonte – Settembre 2025
Premessa
Il Piano Socio Sanitario Regionale (PSSR) dovrebbe rappresentare il documento più importante di programmazione della sanità piemontese, capace di orientare scelte, definire priorità, allocare risorse e costruire una visione di lungo periodo.
Purtroppo, il Piano presentato si limita troppo spesso a enunciare buoni propositi e dichiarazioni di principio, senza entrare davvero nel merito delle questioni decisive.
Mancano analisi approfondite, criteri chiari e scelte concrete. Le linee guida generali restano condivisibili, ma non sono accompagnate da strumenti operativi, da una reale programmazione quantitativa, da un cronoprogramma e da un’indicazione precisa delle risorse disponibili. In questo modo il Piano rischia di trasformarsi in un elenco di intenzioni difficilmente verificabili, incapace di incidere sui nodi strutturali che da anni affliggono il sistema sanitario piemontese.
Per questo motivo, Anaao Assomed Piemonte propone le seguenti osservazioni critiche, che si concentrano su dieci punti fondamentali.
1. Posti letto: analisi e criteri di programmazione
Il Piano deve definire con chiarezza i criteri per la programmazione e la distribuzione dei posti letto.
È necessaria un’analisi che tenga conto di più fattori intrecciati:
• tasso di occupazione dei reparti, che evidenzia i livelli reali di pressione assistenziale;
• tipologia e volumi dei servizi erogati, che mostrano la coerenza tra offerta e domanda;
• collocazione all’interno della rete ospedaliera, per garantire equità territoriale ed evitare duplicazioni o vuoti assistenziali;
• quadro epidemiologico e demografico, per calibrare l’offerta in funzione dei bisogni delle popolazioni, della prevalenza di cronicità e dell’invecchiamento della popolazione.
Solo attraverso una valutazione integrata di questi parametri sarà possibile programmare i posti letto in modo razionale ed evitare squilibri che, in passato, hanno prodotto sovraccarichi in alcuni settori (es. geriatria, medicina interna) o aree geografiche.
2. Rete ospedaliera: criteri di razionalizzazione
Accogliamo positivamente l’impostazione del PSSR, che afferma di voler privilegiare la qualità dell’assistenza e gli esiti, senza farsi condizionare dal mantenimento di servizi potenzialmente non sicuri.
È un passo importante, perché una rete ospedaliera deve essere coerente con i bisogni e efficace, non frammentata in una miriade di servizi sotto dimensionati.
Tuttavia, il documento non chiarisce:
• quali ospedali o reparti saranno riconvertiti;
• con quali parametri oggettivi (volumi di attività, esiti clinici, sicurezza);
• in quali territori verranno prese queste decisioni.
Questa mancanza di trasparenza rischia di alimentare sfiducia e conflitti, oltre che di accentuare le diseguaglianze geografiche.
Per Anaao Assomed Piemonte è fondamentale che la rete ospedaliera sia organizzata con criteri chiari, pubblici e condivisi, e che ogni eventuale riconversione sia accompagnata da un reale potenziamento dell’assistenza territoriale.
3. Valorizzazione del lavoro medico
Il Piano riconosce la necessità di valorizzare i professionisti della sanità, ma resta nel vago. Non emergono infatti progetti concreti, finanziamenti o criteri per rendere effettiva questa valorizzazione.
Eppure, senza una politica chiara sul personale, ogni disegno di riforma rischia di restare sulla carta. La carenza di organici, l’elevata età media dei medici, l’erosione delle condizioni di lavoro e la fuga verso il privato sono fenomeni che non possono più essere ignorati.
Valorizzare il lavoro medico significa:
• rendere attrattivi i concorsi,
• investire nella formazione e nel benessere organizzativo,
• creare condizioni che consentano di lavorare in sicurezza e con motivazione.
• aumentare gli stipendi.
4. Assenza di un piano per il personale sanitario
Il PSSR non contiene alcuna stima del fabbisogno di personale sanitario necessario per rendere operative le nuove strutture previste – Case della Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali (COT), Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).
Questa lacuna è gravissima: senza medici, infermieri e specialisti territoriali in numero adeguato, ogni riforma resta un disegno sulla carta.
Anaao, a livello nazionale e regionale, ha sempre denunciato questa criticità (cfr. Dossier nazionale “PNRR: il rischio di una riforma a metà”, 2023), sottolineando che senza investimenti strutturali in risorse umane i nuovi modelli organizzativi non potranno funzionare.
5. Governance clinica e responsabilità professionali assenti
Il Piano non assegna alcun ruolo clinico chiaro all’interno delle nuove strutture territoriali.
I medici dipendenti delle ASL non hanno spazi di responsabilità organizzativa né operativa riconosciuti, con il rischio che le Case della Comunità o gli Ospedali di Comunità restino entità prive di una reale direzione clinica.
Anaao ritiene indispensabile formalizzare direzioni cliniche territoriali, come già previsto in altre regioni (es. Toscana, Emilia-Romagna). Solo così sarà possibile garantire coerenza, qualità e responsabilità professionale nelle nuove reti territoriali.
6. Mancanza di indicatori di outcome clinico
Il PSSR non indica quali risultati concreti di salute si intenda ottenere.
Mancano obiettivi misurabili come:
• riduzione dei ricoveri evitabili,
• diminuzione degli accessi impropri ai Pronto Soccorso,
• miglioramento dell’accessibilità alle cure.
Questa assenza priva il Piano di strumenti di verifica e valutazione.
Anaao nazionale, già dal 2023, ha chiesto che ogni investimento sanitario – soprattutto quelli collegati al PNRR e ai fondi regionali – sia accompagnato da indicatori trasparenti e pubblici, per consentire un monitoraggio effettivo dei risultati raggiunti.
7. Finanziamenti
Il PSSR afferma di voler scongiurare i tagli lineari e di puntare invece su una riqualificazione della spesa, cioè su un uso più efficiente e mirato delle risorse già disponibili. Pur trattandosi di un obiettivo condivisibile, resta irrisolto un nodo cruciale: da dove verranno reperite le risorse aggiuntive necessarie per realizzare gli interventi programmati.
Senza fonti di finanziamento chiaramente definite, gli obiettivi rischiano di restare dichiarazioni di principio. È indispensabile esplicitare quali siano i canali di copertura (fondi statali, europei, risorse regionali) e in che misura la sola riqualificazione della spesa possa garantire stabilità e sostenibilità nel tempo.
8. Prevenzione
Il Piano affronta il tema della prevenzione, ma lo fa in modo riduttivo, limitandosi quasi esclusivamente agli stili di vita e ai programmi di screening.
Si tratta certamente di strumenti importanti, ma non sufficienti: una vera politica di prevenzione deve estendersi anche ai determinanti ambientali di salute, che incidono in modo decisivo sul benessere delle persone.
L’inquinamento atmosferico, la contaminazione alimentare, la qualità dell’acqua e la sicurezza del territorio sono determinanti di salute che non possono essere trascurati.
Il PSSR, sembra ignorare questa dimensione, che è invece cruciale.
Investire nella prevenzione ambientale è un investimento strategico che riduce malattie, diseguaglianze e costi sanitari futuri.
9. Équipe itineranti
Il Piano propone la creazione di équipe itineranti per garantire la copertura di più presidi con lo stesso personale.
Si tratta, come già detto, di una soluzione sbagliata e insostenibile.
Dal punto di vista contrattuale, infatti, non è praticabile: la sede di lavoro è chiaramente definita dai contratti, e non può essere modificata unilateralmente.
Dal punto di vista organizzativo, la mobilità forzata dei professionisti tra sedi diverse indebolisce la costruzione di équipe stabili, coese e competenti, che sono alla base della sicurezza e dell’efficacia clinica.
10. Direttore Socio-Sanitario
Il PSSR introduce la figura del Direttore Socio-Sanitario come nuova posizione dirigenziale. Anaao Assomed esprime forti perplessità per questa scelta, perché la nuova figura rischia di sovrapporsi a quelle del Direttore di Distretto, generando duplicazioni, confusione gestionale e un allungamento della catena di comando.
Per questo, in prima battuta riteniamo che si tratti di una figura non necessaria, destinata più a complicare che a semplificare l’organizzazione.
In seconda istanza, qualora la Regione decidesse comunque di istituirla, chiediamo che:
• il ruolo sia affidato a professionisti con comprovate competenze ed esperienza,
• sia prevista una formazione specifica,
• e che la funzione venga affidata prioritariamente alla dirigenza medica o sanitaria, garantendo così competenza clinica e autorevolezza nel coordinamento dei servizi.
Conclusioni
Il PSSR rappresenta un passaggio cruciale per la sanità piemontese. Ma per essere davvero efficace deve colmare le lacune evidenziate.
Alla Regione Piemonte, Anaao Assomed Piemonte richiede:
1. Un atto attuativo vincolante che:
• Definisca la governance clinica delle strutture territoriali;
• Stabilizzi il ruolo dei medici dipendenti in CdC e OdC;
• Preveda una direzione medica con responsabilità e budget.
2. Un allegato tecnico-finanziario trasparente:
• Con copertura per tutte le strutture;
• Ripartizione tra risorse PNRR, regionali, LEA;
• Piano triennale per assunzioni e aggiornamento dotazioni.
3. Un sistema di monitoraggio pubblico degli esiti:
• Con indicatori di salute, equità, accessibilità, soddisfazione;
• Pubblicazione semestrale dei dati disaggregati.
4. Un tavolo sindacale permanente:
• Con presenza delle OO.SS. mediche;
• Per la valutazione dell’attuazione e la verifica degli impatti organizzativi.
Anaao Assomed Piemonte ribadisce la propria disponibilità a un confronto serio e costruttivo, ma al tempo stesso la necessità di scelte coraggiose e trasparenti.
Torino, 15 settembre 2025
Per Anaao Assomed Piemonte
Dr.ssa Chiara Rivetti – Segretaria Regionale

