Le osservazioni di Anaao Assomed Piemonte sul Piano Socio Sanitario Regionale

da | Giu 27, 2025 | Primo Piano

Anaao Assomed Piemonte si propone, con questo documento, non solo di avanzare osservazioni che riguardano direttamente la difesa del lavoro dei dirigenti medici e sanitari, ma anche di dare un contributo per garantire il diritto alla tutela della salute dei cittadini. 

Alle osservazioni puntuali elencate di seguito, premettiamo che a nostro avviso il PSSR debba rispondere ai bisogni di salute dei cittadini, ed in particolare focalizzarsi su chi ha più bisogno. Quindi è necessario, nella fotografia epidemiologica, evidenziare chi si ammala di più, chi muore prima e dove vive. Ed iniziare da lì. 

Inoltre, ribadiamo con forza che la salute non è solo cura ma è soprattutto prevenzione: è indispensabile investire nella prevenzione, sin dall’infanzia, e nella salubrità dell’ambiente che ci circonda. 

• Posti letto – quantità, distribuzione e coerenza con i bisogni di salute

Uno degli aspetti fondamentali per una corretta pianificazione sanitaria è l’analisi della dotazione di posti letto ospedalieri. Nel contesto piemontese, si registra inaspettatamente una proporzione maggiore della media nazionale di posti letto per acuti in rapporto alla popolazione, un dato che impone una riflessione sulla distribuzione per specialità e collocazione geografica. 

Una programmazione efficace deve rispondere a criteri di appropriatezza clinica e coerenza epidemiologica: i posti letto vanno allocati dove esistono bisogni di salute documentati, e non in base a equilibri politici o alla semplice disponibilità strutturale. 

È quindi indispensabile avviare una valutazione di merito su:
– Quali specialità necessitano realmente di letti per acuti;
– In quali territori si concentrano i bisogni assistenziali più rilevanti;
– Con quali indicatori (tasso di occupazione, flussi di mobilità, casistica trattata) si misura il fabbisogno.  

Un caso emblematico riguarda i posti letto di medicina interna e di geriatria: i dati dimostrano che i tassi di occupazione superano spesso il 100%, segnalando una pressione strutturale costante, con conseguente rischio di inappropriatezza nei ricoveri, turn over accelerato e sovraccarico per gli operatori.

Chiediamo quindi che il Piano Socio-Sanitario Regionale:
– Espliciti i criteri utilizzati per la programmazione della dotazione di posti letto;
– Preveda una revisione dinamica della distribuzione, in base ai trend demografici, alla cronicità e alla presa in carico territoriale;
– Tuteli i setting ad alta pressione clinica, come geriatria e medicina interna, che rappresentano la spina dorsale dell’assistenza ospedaliera ordinaria.

• Piccoli ospedali – razionalizzazione e qualità dell’assistenza

È necessario rivedere il ruolo dei piccoli ospedali (solo se non localizzati in aree disagiate) come anche dei Pronto Soccorso con accessi insufficienti, utilizzando criteri che devono necessariamente essere uniformi su tutto il territorio regionale.  Non è infatti da escludere la riconversione delle strutture ospedaliere che rischiano di non garantire standard minimi di qualità, efficacia e appropriatezza clinica, previo confronto con le parti sindacali, soprattutto in presenza di servizi incompleti, zoppicanti e spesso garantiti da personale esternalizzato, come quello fornito dalle cooperative. Tutti gli ospedali devono garantire uguale qualità e sicurezza dell’assistenza. 
Secondo un recentissimo sondaggio condotto da Anaao Assomed, gli eventi avversi – e quindi anche le denunce contro i medici – risultano decisamente più frequenti proprio nei piccoli ospedali. Questo dato conferma la necessità di intervenire per garantire sicurezza clinica, appropriatezza e qualità dell’assistenza anche nei contesti più periferici.

Mantenere presidi che non sono in grado di assicurare livelli adeguati di cura significa, di fatto, offrire una sanità di serie B ai cittadini, con il rischio di aumentare diseguaglianze e disparità geografiche.

Ciò non significa chiudere, ma trasformare e riprogettare le strutture in base alle esigenze del territorio: ad esempio, in centri per la cronicità, poli di riabilitazione, ospedali di comunità o piattaforme territoriali multifunzionali. E garantire contestualmente l’efficacia della rete, sia di emergenza extra ospedaliera che di collaborazione tra gli ospedali. 

Val la pena infine precisare che sarà necessario parallelamente alla riconversione, potenziare letti e personale degli ospedali hub, affinché la revisione della rete non si concretizzi in un mero taglio dell’assistenza anziché nel miglioramento della sua qualità.
Quindi, il PSSR dovrà esplicitamente dire cosa intende fare dei piccoli ospedali o dei loro Pronto Soccorso. 

• Équipe itineranti – soluzione parziale e non strutturale

Il Piano Socio-Sanitario Regionale introduce l’ipotesi di attivare équipe professionali itineranti tra strutture, con l’obiettivo di garantire continuità assistenziale, standard qualitativi e volumi clinici adeguati anche nei piccoli ospedali. Si tratta a nostro avviso della risposta sbagliata ad un problema reale.

La soluzione proposta infatti non è accettabile perché presenta almeno due criticità fondamentali:
– Violazione delle norme contrattuali: i contratti nazionali prevedono che la sede di lavoro sia chiaramente definita, con vincoli precisi in termini di mobilità e assegnazione. Il modello delle équipe itineranti rischia di produrre contenziosi giuslavoristici e di aumentare il malessere del personale;
– Rischio di indebolimento professionale: spostare continuamente i professionisti tra sedi diverse ostacola lo sviluppo di alte specializzazioni e indebolisce la possibilità di costruire équipe stabili, affiatate e competenti. In medicina, la qualità del lavoro di équipe è essenziale per la sicurezza e l’efficacia clinica.

• Salute mentale – priorità trascurata e da potenziare

La salute mentale rappresenta una delle aree più critiche del sistema sociosanitario piemontese. È indispensabile che il PSSR chiarisca quale sarà il piano di rafforzamento dei servizi psichiatrici.

È necessaria una programmazione in termini di:
– Distribuzione dei servizi;
– Potenziamento degli organici;
– Tipologia dell’offerta (ambulatoriale, domiciliare, residenziale).

Per esempio: l’SPDC del Mauriziano, verrà riaperta? È possibile pensare a modalità pro-attive per intercettare i bisogni?

Chiediamo che il Piano Socio Sanitario specifichi:
– Quanti nuovi servizi per la salute mentale saranno attivati;
– In quali territori saranno collocati;
– Con quali organici e tipologie di offerta. 

Particolare attenzione deve essere data ai percorsi per minori e giovani adulti e all’integrazione tra salute mentale, dipendenze e neuropsichiatria infantile. Il drammatico aumento della patologia neuropsichiatrica infantile e la parallela riduzione di risorse disponibili fa si che la maggior parte delle famiglie non riesca ad avere risposte per i problemi dei propri figli. La situazione è drammatica e richiede urgenti interventi (prevenzione in primis, assunzioni, reti tra servizi ecc.) per dare la speranza ai bambini malati di una crescita più prossima possibile alla normalità. 

• Assistenza domiciliare – criticità strutturale e leva indispensabile

In Piemonte l’assistenza domiciliare è significativamente sotto la media nazionale, con impatti negativi su continuità delle cure, gestione della cronicità e accessi impropri ai reparti ospedalieri. A questa carenza si aggiunge una forte diseguaglianza nell’accesso alle RSA, dove oltre il 60% dei posti letto è in regime di solvenza.

L’assenza di una rete domiciliare e residenziale pubblica solida alimenta un circolo vizioso: ricoveri inappropriati, reparti bloccati da pazienti in attesa di dimissione e frequenti rientri in Pronto Soccorso.

Servono interventi strutturali urgenti:
• un piano vincolato di potenziamento dell’ADI su tutto il territorio;
• più posti convenzionati in RSA e criteri di accesso basati sulla gravità;
• programmazione attiva dei setting intermedi (lungodegenze, hospice, ospedali di comunità).

• Case della Comunità – nodo centrale per l’assistenza territoriale

Il potenziamento dell’assistenza territoriale è un obiettivo imprescindibile per la sostenibilità del sistema sanitario piemontese, soprattutto in una regione che evidenzia un crescente bisogno di prossimità e presa in carico multidisciplinare. 

Le Case della Comunità (CdC) devono essere il vero fulcro di una sanità territoriale moderna. La capillarità dell’assistenza non può essere perseguita attraverso la proliferazione ospedaliera, ma va rafforzata tramite una rete di CdC integrate con le Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) dei Medici di Medicina Generale.

Secondo dati ministeriali aggiornati, in Piemonte è stato speso solo il 13% dei fondi PNRR destinati alla realizzazione delle CdC. Un dato che evidenzia ritardi inaccettabili. 

Chiediamo quindi:
– Un’accelerazione nell’attuazione dei progetti territoriali;
–  Un piano di sviluppo per le CdC basato sui bisogni reali;
– L’associazione obbligatoria delle CdC alle AFT dei MMG.

• Ruolo del privato 

Uno dei dati più interessanti dei documenti del PSSR è rappresentato dalla quota significativa di prestazioni sanitarie prescritte ma non erogate dal sistema pubblico piemontese. Parte di questa differenza è certamente assorbita dal settore privato accreditato, che oggi svolge un ruolo importante, ma spesso poco monitorato in termini di appropriatezza e risposta ai reali bisogni del territorio.

Non è più sufficiente valutare l’accreditamento del privato sulla base dei soli costi. È necessario introdurre criteri stringenti e trasparenti che rispondano a domande fondamentali:

• Cosa serve al pubblico e cosa invece eroga il privato accreditato? 
• In quali territori e in quali volumi?
• In che misura contribuisce a ridurre le liste d’attesa e ad assorbire il fabbisogno pubblico?

Iscrizioni 2024

Entra nel mondo anaao assomed piemonte

 

Iscriversi all’Anaao Assomed, oltre a dare l’opportunità di un supporto sindacale competente e libero, ti offre molteplici servizi di carattere legale, assicurativo e previdenziale

 

SCOPRI DI PIù