
Anaao Assomed Piemonte ha elaborato un documento per contribuire concretamente all’abbattimento delle liste d’attesa nella nostra Regione. Le soluzioni proposte derivano dall’esperienza quotidiana dei professionisti sul campo e sono pensate per essere sostenibili, tempestive e immediatamente attuabili, in un’ottica di collaborazione istituzionale e responsabilità condivisa.
Queste proposte sono da considerarsi solo aggiuntive alle più sostanziali richieste, già formulate in più occasioni: assumere, aumentando anche il tetto di spesa, favorire il coinvolgimento degli specializzandi, procedere con le Case della Salute e con l’integrazione ospedale/territorio e lavorare sull’appropriatezza prescrittiva.
1. Teleconsulto specialistico: un ecosistema da valorizzare, riconoscere e normare
L’esperienza della Cardiologia dell’Ospedale di Chivasso (ASL TO4) rappresenta un modello virtuoso di integrazione tra specialisti ospedalieri e Medici di Medicina Generale (MMG) tramite strumenti di teleconsulto strutturato, con l’obiettivo di migliorare la gestione dei pazienti con patologie cardiovascolari croniche e complesse.
Attraverso il portale ECWMED, piattaforma conforme al GDPR, i MMG possono inviare quesiti clinici corredati di referti ed elettrocardiogrammi, ricevendo indicazioni rapide e tracciabili dai cardiologi dell’ospedale. Questo sistema ha migliorato la comunicazione, favorito l’appropriatezza diagnostico-terapeutica e ridotto gli accessi impropri alle visite specialistiche e ai Pronto Soccorso.
Tuttavia, manca ad oggi un quadro normativo chiaro che definisca il perimetro medico- legale di questa attività, né è previsto alcun riconoscimento economico o contrattuale per il tempo e le responsabilità assunte dagli specialisti coinvolti. In un contesto in cui la carenza di personale è strutturale e le liste d’attesa crescono, non è sostenibile affidare attività complesse a canali non regolamentati o su base volontaria.
Per questo motivo chiediamo che la Regione Piemonte:
• Riconosca formalmente il teleconsulto specialistico strutturato come attività assistenziale, tracciabile nei flussi informativi e parte integrante del percorso di cura;
• Promuova la diffusione e l’adozione di piattaforme digitali sicure, interoperabili e conformi alla normativa europea sulla privacy;
• Preveda una remunerazione specifica per i professionisti che vi partecipano, commisurata al tempo dedicato e alla responsabilità assunta;
• Definisca un perimetro medico-legale chiaro, tutelando sia i medici di medicina generale che gli specialisti coinvolti.
Come Anaao Assomed Piemonte, ci rendiamo disponibili a collaborare attivamente all’apertura di un Tavolo di lavoro regionale dedicato alla regolamentazione, diffusione e valorizzazione del teleconsulto, con l’obiettivo di costruire un modello replicabile anche a livello nazionale. Crediamo che il Piemonte possa e debba diventare capofila a livello italiano nello sviluppo di questi strumenti innovativi di integrazione ospedale-territorio.
2. Superare le rigidità del nomenclatore: prescrizioni multiple per esami integrati
Una delle criticità più frustranti che ostacolano l’efficienza del sistema sanitario e contribuiscono all’allungamento delle liste d’attesa è rappresentata dalle limitazioni imposte dal nomenclatore tariffario nazionale, che in molti casi prevede più prestazioni, anche differenti, richieste in un solo codice (es. ecg + visita, eco addome con eventuale Eco-colordoppler, Rx sterno-clavicola-scheletro costale), con il risultato di non capire a volte quella che bisogna fare.
Al contrario non prevede un codice unico per mammografia ed ecografia clinica, con il risultato che risulta impossibile avere un calendario unico ed eseguire tali prestazioni nella stessa seduta. L’effetto finale si traduce in un doppio accesso della paziente, maggiori attese, aumento delle liste, e disagi per l’utenza.
Le rigidità burocratiche spesso si traducono in conseguenze penalizzanti per il paziente e per il sistema.
In un momento in cui è prioritario snellire i percorsi e migliorare l’accessibilità, questa barriera appare anacronistica. Permettere l’inserimento di esami combinati nella stessa prescrizione — in particolare quando clinicamente appropriati e già eseguiti in sinergia — potrebbe migliorare l’adesione ai percorsi di screening (es. oncologici), ridurre gli accessi ripetuti, e rendere più efficiente l’utilizzo delle agende diagnostiche.
Chiediamo quindi che la Regione Piemonte si faccia promotrice presso il Ministero della Salute e le autorità competenti di una modifica normativa al nomenclatore, e nel frattempo valuti la possibilità di prevedere, a livello regionale, deroghe organizzative o percorsi preferenziali interni, che consentano la prenotazione integrata e la programmazione contestuale di esami complementari.
Semplificare significa curare meglio. È tempo di aggiornare le regole per rispondere ai bisogni reali di pazienti e operatori.
3. La figura dell’Hospitalist: evidenze di efficacia
L’introduzione della figura dell’Hospitalist, un medico internista dedicato alla gestione dei pazienti ricoverati nei reparti chirurgici, rappresenta un modello organizzativo innovativo ed efficace, ampiamente validato in letteratura e già sperimentato in diversi contesti, anche italiani.
Numerosi studi, condotti soprattutto nei reparti ortopedici, hanno dimostrato che l’inserimento di questa figura migliora sensibilmente gli esiti clinici: riduce la degenza media (fino a -2,2 giorni), il tempo di attesa per l’intervento (TTS ridotto da 27,4 a 21,9 ore), e il numero di complicanze perioperatorie (scompenso metabolico, insufficienza respiratoria, TVP, sepsi). Inoltre, si osserva una minore incidenza di trasferimenti in terapia intensiva, una maggiore appropriatezza prescrittiva (profilassi TVP dal 63% al 93%) e una riduzione significativa dell’utilizzo inappropriato di antibiotici.
Anche dal punto di vista economico, il modello si dimostra sostenibile: negli studi americani il costo medio di degenza si riduce del 14% e la letteratura italiana supporta un risparmio di circa 300.000€/anno per un ospedale con oltre 280 fratture di femore trattate, a fronte di un costo per l’Hospitalist di circa 65.000€/anno.
L’introduzione dell’Hospitalist consente quindi una gestione clinica più efficiente dei pazienti complessi, riduce i costi e libera risorse che possono essere riutilizzate, contribuendo indirettamente a ridurre le liste d’attesa chirurgiche. Per realizzare concretamente questo modello, tuttavia, è necessario considerare l’attuale carenza di internisti e il depauperamento degli organici: si dovrà quindi prevedere l’assunzione di personale dedicato o il ricorso a prestazioni aggiuntive, evitando di gravare ulteriormente su reparti già fortemente oberati. È una proposta concreta e realistica, da sperimentare in ospedali pilota e implementare successivamente su scala regionale.
4. Maternità non sostituite: una discriminazione che pesa sul lavoro e sulle liste d’attesa
La mancata sostituzione delle colleghe in maternità rappresenta una delle più gravi contraddizioni del nostro sistema sanitario. Non solo si tratta di un palese ostacolo al diritto alla genitorialità, ma è anche una delle principali cause di sovraccarico nei reparti, contribuendo concretamente all’allungamento delle liste d’attesa.
In nome di vincoli di spesa, spesso interpretati in modo restrittivo e non sempre giustificato, le Aziende Sanitarie si trovano nell’impossibilità di assumere anche per coprire le assenze per maternità, comprese quelle a rischio. A farne le spese sono le équipe, già in grave carenza di organico, costrette a rinunciare ad attività ambulatoriali per garantire la presenza nei reparti e nei turni di guardia.
Ma c’è un effetto ancora più profondo e inaccettabile: la diffusione, strisciante, di un clima di ostilità verso le donne che vanno in maternità, come se l’esercizio di un diritto fosse un peso per i colleghi. Questo genera una discriminazione di genere reale, concreta, quotidiana, che mina la coesione delle équipe e il benessere lavorativo.
Chiediamo quindi che la Regione Piemonte garantisca con chiarezza la possibilità di sostituire tutte le assenze per maternità, anche anticipata, prevedendo stanziamenti adeguati, programmati su base anagrafica e statistica. È una misura di civiltà, oltre che una scelta di efficienza.
5. Valorizzare i medici in quiescenza: una risorsa strategica per il sistema sanitario
Nel contesto attuale di carenza di personale medico, che incide in modo diretto sull’allungamento delle liste d’attesa e sulla tenuta dei servizi sanitari, risulta imprescindibile valorizzare tutte le risorse disponibili. Tra queste, i medici appena andati in pensione rappresentano una risorsa preziosa, troppo spesso sottoutilizzata.
Si tratta di professionisti con lunga esperienza clinica, ben integrati nelle équipe ospedaliere, con una profonda conoscenza dei percorsi interni alle strutture e del territorio. In molti casi, si tratta di colleghi andati in quiescenza da pochi mesi, ancora pienamente attivi e motivati, che sarebbero disponibili a proseguire la propria attività in forme compatibili con il loro nuovo status giuridico.
A fronte di ciò, chiediamo che la Regione Piemonte solleciti formalmente le ASL e le aziende ospedaliere a stipulare convenzioni o forme di collaborazione con medici specialisti in quiescenza, da attivare con modalità snelle, trasparenti e flessibili. Queste collaborazioni potrebbero essere finalizzate in modo mirato all’abbattimento delle liste d’attesa, con particolare riferimento all’attività ambulatoriale, al supporto nei reparti a bassa intensità e all’affiancamento nella formazione dei giovani colleghi.
Un tale intervento, già attuato in alcune realtà, è da implementare perché garantisce un duplice beneficio: alleggerisce il carico assistenziale sul personale attivo e consente di sfruttare al meglio l’esperienza e le competenze di colleghi altamente qualificati. In un momento in cui il sistema sanitario regionale è sotto pressione, non possiamo permetterci di rinunciare a chi ha ancora molto da offrire.
6. Incarichi di lavoro autonomo nei Pronto Soccorso: rimuovere il vincolo dell’orario minimo
Per facilitare il reperimento di personale medico nelle strutture di Medicina e Chirurgia di Accettazione e d’Urgenza (MCAU) delle Aziende Sanitarie piemontesi, chiediamo che l’Assessorato alla Sanità suggerisca alle aziende di non prevedere un orario minimo obbligatorio nei bandi per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo.
Tale impostazione, già adottata da Azienda Zero, consente una maggiore adesione da parte degli specialisti interessati, rendendo l’offerta di collaborazione più aperta e modulabile rispetto alla disponibilità dei singoli.
Si tratta di una misura semplice, già applicata in altri contesti regionali, che può contribuire a rendere più attrattivi gli incarichi temporanei nei Pronto Soccorso, oggi spesso scoperti, migliorando così la capacità di risposta del Sistema di Emergenza- Urgenza e, indirettamente, la gestione delle liste d’attesa.
7. Linee dirette tra ospedali: una soluzione semplice a un problema quotidiano
Tra le difficoltà organizzative che contribuiscono a rallentare l’attività clinica nei Pronto Soccorso e nei reparti ospedalieri degli spoke, ve n’è una di modesto impatto economico ma concreta ricaduta operativa: la mancanza di linee telefoniche dirette per contattare i centri di secondo livello.
Attualmente, quando i medici devono attivare un trasferimento o richiedere un consulto specialistico, sono costretti a passare dal centralino aziendale, spesso congestionato dalle chiamate dell’utenza. In molti casi l’attesa per parlare con il reparto o lo specialista di riferimento può superare i 10-15 minuti, tempo che viene sottratto all’assistenza e che accresce il livello di frustrazione del personale.
Questa situazione, oltre a rallentare i percorsi clinici, espone il personale a stress evitabili, soprattutto nei momenti critici della gestione di pazienti instabili o complessi. È un problema facilmente risolvibile, con costi minimi e benefici immediati.
Proponiamo che la Regione suggerisca formalmente alle Aziende Sanitarie di attivare linee telefoniche dirette e dedicate per il collegamento tra ospedali spoke e hub, almeno per i reparti di Emergenza-Urgenza e per le principali specialità coinvolte nei percorsi tempo-dipendenti.
Semplificare le comunicazioni tra professionisti è un gesto di rispetto per il loro tempo e per la sicurezza del paziente.

