
Negli ultimi anni assistiamo a un fenomeno che preoccupa profondamente: l’aumento del contenzioso in sanità e la trasformazione di eventi clinici complessi in “processi” anticipati sui media e sui social. È un tema che va affrontato con responsabilità, perché riguarda insieme diritti dei cittadini, sicurezza delle cure, dignità del lavoro medico e soprattutto sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale.
Si ribadisce un principio non negoziabile: ogni paziente ha diritto alla tutela della sicurezza delle cure e – quando dovuto – al risarcimento. Nessuno chiede immunità, nessuno nega che possano verificarsi errori, e nessuno intende mettere in discussione il ruolo della magistratura.
Il punto centrale: la “scelta a minor rischio legale” non è la “scelta migliore” per il paziente.
L’aumento della pressione giudiziaria e la gogna mediatica possono spingere i professionisti – soprattutto nelle specialità ad alta complessità e in ambito chirurgico – a ragionare non solo sul beneficio clinico, ma su come ridurre l’esposizione personale: reputazione, serenità, carriera, conseguenze economiche, rischio assicurativo, fino all’impatto sul lavoro quotidiano e sul benessere lavorativo (e quindi sulla qualità delle cure) del professionista.
Questo spostamento non rende la medicina più sicura. Rischia di rendere la medicina più “attendista”, meno tempestiva, meno appropriata e quindi meno efficace.
Da qui nasce ciò che definiamo un “doppio danno” per i pazienti.
Danno 1 – Meno proattività: si interviene più tardi, quando è più rischioso
Quando ogni esito avverso viene percepito – e raccontato dai media – come colpa certa, il comportamento clinico lentamente e inconsapevolmente cambia.
Si passa da una medicina proattiva, che interviene quando il beneficio potenziale è massimo, a una medicina attendista, che tende a rimandare decisioni complesse finché non diventano “indiscutibili” anche e soprattutto sul piano legale.
Il risultato è un paradosso drammatico ma reale:
si aspetta di più → la malattia progredisce → l’intervento diventa più difficile e rischioso → aumentano complicanze e mortalità.
E quando aumentano complicanze e rischi, aumenta anche la conflittualità. Si alimenta così un circuito perverso: più paura → più ritardi → più contenzioso.
Danno 2 – Medicina difensiva: più costi, più attese, meno appropriatezza
La medicina difensiva non è prudenza: è una distorsione del sistema che nasce dal timore di contenziosi. Possiamo spiegarla facilmente attraverso due esempi.
“Fare di più per azzerare i rischi”. Più esami, più consulenze, più ricoveri, più procedure non sempre necessarie.
L’idea è che “fare di più” protegga dal rischio legale. In realtà spesso produce spreco di risorse, perdita di appropriatezza, tempi di attesa più lunghi per chi ha davvero urgenza o bisogno.
“Evitare le grane” Evitare i casi complessi o le procedure ad alto rischio, accettandole solo quando diventano inevitabili, talvolta troppo tardi.
La conclusione che dobbiamo avere il coraggio di dire è che se la gogna mediatica e le denunce le pagano i medici, la conseguente medicina difensiva la pagano i pazienti e il SSN.
Continuare ad alzare il livello di conflittualità, e alimentare la cultura del sospetto sistematico verso i professionisti, non produce più sicurezza. Produce più costi, più ritardi, più disuguaglianze.
Quali sono i costi diretti? Esami e prestazioni duplicati o non appropriati; consulenze “a catena” e percorsi complicati più per tutela legale che per necessità clinica; incremento dei costi assicurativi e amministrativi; risorse, personale, tecnologie sottratte a prevenzione e cure realmente utili.
I costi indiretti – quelli che colpiscono di più le persone – sono altrettanto dannosi per il sistema. Liste d’attesa che esplodono, perché la capacità del sistema viene assorbita da attività difensive; peggioramento degli esiti perché si arriva troppo tardi a diagnosi e interventi; maggiore probabilità di complicanze e ricoveri prolungati; mobilità sanitaria e rinuncia alle cure, con aumento delle disuguaglianze.
Siamo dalla stessa parte: quella del paziente che vuole essere curato bene e in tempo.
Ma proprio per questo diciamo con chiarezza: la gogna mediatica e la crescita incontrollata del contenzioso non migliorano la sanità, la peggiorano. E la sanità che peggiora non punisce i medici: punisce i cittadini.
Chiara Rivetti – Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte
Matteo Traversa – Componente Segreteria Regionale Anaao Assomed Piemonte

