L’obiezione di coscienza degli ordini dei medici maschi. Un insulto che deve finire
Valentina Magnati, di anni 28, ha abortito come un cane in un bagno dell’Ospedale Pertini di Roma. Un ospedale pubblico dove i medici obiettori la fanno da padrone. Grazie alla foglia di fico della obiezione di coscienza, una donna non ha avuto il diritto di abortire, con decenza e rispetto umano secondo quanto prescrive una legge dello Stato. Nel dolore fisico e psichico di questo calvario si è imbattuta anche nella violenza psicologica dei seguaci del Movimento pro-vita che venivano con il Vangelo a ricordarle probabilmente che era pure una peccatrice.
Grazie ad un Ordine dei Medici quasi totalitariamente maschile e cerchiobottista (se non addirittura bigotto) assistiamo alla vergogna della obiezione di coscienza che dovrebbe essere invece vietata negli ospedali pubblici dove le leggi dello Stato si dovrebbero far rispettare.
E guarda caso la Comunità Europea ci ricorda a questo proposito quanto lontano siamo dalla civiltà.
E forse sarebbe il caso di ricordare alle “biancovestite” di occuparsi attivamente, tutte insieme, di questi problemi e non solo delle “seggiole” di genere. Come giustamente ci ricorda questo bel post di Alessandro Capriccioli, pubblicato sul blog Libernazione.
Leggi anche:
Abortisce sola in bagno ospedale (Corriere della Sera Web)
Donna lasciata sola ad abortire (Repubblica Roma Web)
Dove sono oggi le biancovestite? (Libernazione)
‘Io, abbandonata in bagno ad abortire’ (Repubblica)
Medici tutti obiettori. Dopo 15 ore abortisce in bagno da sola (La Stampa)



Ovviamente sono totalmente d’accordo sul garantire al meglio il diritto della donne di abortire nelle strutture ospedaliere pubbliche………preciso solo una cosa:
la notizia sul Pertini di Roma è falsa perché la donna ha abortito ed ha avuto assistenza piena.
Tale tipo di assistenza al Pertini è stata sempre garantita. Purtroppo la stampa ha, come in altri casi, montato una storia non vera.