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Vuoti a perdere e uscite di sicurezza.

Prego, gli zoccoli. Grazie.
Questa che vi raccontiamo é una storia emblematica perché ci parla di 3 muse che quotidianamente incontriamo nella nostra professione: Ottusitá, Burocrazia, Disinteresse.

É la storia di Nino, lo chiameremo così, un giovane neuroradiologo che lavora da un anno con un contratto a tempo determinato presso una delle più grandi aziende del Piemonte e d’Italia. Nino lavora in un’equipe composta da 4 medici, compreso lui, di cui uno a tempo parziale e uno ormai prossimo alla pensione. Sono neuroradiologi interventisti, cioè quegli straordinari professionisti che con cateteri e dispositivi vari salvano decine di vite all’anno a pazienti colpiti da ictus ischemico ed emorragia cerebrale, entrando dentro le arterie e risalendo contro corrente per andare a riaprire vasi chiusi o riparare vasi rotti. Per acquisire queste competenze, sono necessari anni di sacrifici e di dedizione. Nino ha al suo  attivo decine di procedure eseguite in prima persona e, quindi, decine di vite salvate. 

Nino ha un contratto annuale  in scadenza il 23 di marzo. A 5 giorni dalla scadenza nessuno gli ha ancora assicurato la sua permanenza in servizio. Se lui non fosse confermato o se decidesse di andarsene, il servizio rimarrebbe con 2 persone e mezzo a dover gestire centinaia di casi all’anno provenienti da gran parte del Piemonte e non sarebbe più in grado di continuare a garantire la copertura per tutti i giorni e le notti dell’anno.

Nino ha una professionalità difficile da sostituire.  

Uno come Nino in un’altra nazione, avrebbe la fila di pretendenti ad offrirgli un posto per andare a fare quello che lui sa fare. 

Ma Nino aspetta. Aspetta la chiamata dell’Azienda dove lavora. Nino é bravo, competente, stimato dal suo capo e dai colleghi. E aspetta. Aspetta cosa? Che in Azienda e in Regione  qualcuno si ricordi che il suo contratto é in scadenza. Che parta la procedura per chiedere la conferma. Che questa procedura sia approvata dalla Regione. Che i documenti tornino indietro. Che si facciano le delibere, nel rispetto del blocco del turnover, del piano di rientro, dei tetti di spesa. 

Aspetta che qualcuno, che non ha mai messo piede nella sala dove lavora, decida del suo futuro.

Ad una settimana dalla scadenza Nino riceve finalmente una lettera.

Lui si aspetta la conferma. E mentre aspetta di sapere se la prossima settimana continuerà a salvare vite o se sarà a spasso, legge la lettera protocollata della sua Azienda: non é la conferma. Gli si ricorda invece che prima del termine del suo contratto è opportuno che restituisca il badge e gli zoccoli. 

Forse Nino sarà confermato, all’ultimo momento. Forse lo chiameranno tra qualche settimana.

Noi ci auguriamo per lui un futuro migliore di questo, anche se tremiamo all’idea che lui dal 23 possa non esserci più.

Comunque vada, questa è una storia che parla di ottusità del sistema, di burocrazia inefficiente, e di disinteresse verso la dignità professionale di ciascuno di noi. 

Questa è la storia di Nino, di Marco, di Matteo, di Elisa, e di tanti altri come noi.

Questa é la storia di un dramma che si compie ogni giorno. L’affondamento di quella grande nave chiamata SSN su cui tutti noi ci eravamo imbarcati pieni di speranze.

Di seguito la lettera che ricorda a Nino di riportare badge e zoccoli.

Una risposta

  1. Maurizio Dagna ha detto:

    Non é un caso di burocrazia idiota ! E’ la norma ,é voluto , é utile al privato convenzionato.
    Nino magari andrà a lavorare dove lavora il Suo collega a tempo parziale e dove verrà depistato un buon numero di paz. che non potranno più essere trattati per carenza di personale .E’ la solita storia.
    Poi quel servizio di neuroradiologia sarà declassato e messo sotto la tutela di qualche caimano universitario.

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