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Sierologici a parte, tutto bene?

I dati che fotografano l’andamento dell’epidemia da Covid-19 sono in costante progressivo miglioramento. Ieri in Piemonte si sono contati 57 nuovi casi totali, 8 decessi e 3621 tamponi eseguiti (dati Protezione Civile Nazionale).

I dati sui sierologici sono un po’ meno tranquillizzanti: solo l’1% della popolazione ha le IgG positive, da quanto dichiarato dall’Assessore Marnati, tra il 3% ed il 7% secondo l’Unità di Crisi. Quindi saremo ancora recettivi, in caso di ripresa. Quindi almeno il 93% dei sierologici è inutile. Quindi, perché farli a tutti, a tappeto?

La diffusione del contagio non si previene con un test sierologico, ma con procedure ormai ovvie (distanziamento, mascherina, lavaggio delle mani) e con il tampone nasofaringeo per la diagnosi.

L’esame sierologico per il Covid poi non serve a fare diagnosi ma ha solo una valenza epidemiologica: nessun “passaporto di immunità” in questa fase, lo si è detto ripetutamente.

Ma malgrado vi siano ancora molte incertezze, si è assistito ad una corsa alla sierologia: sono stati autorizzati i test sierologici per i cittadini nei centri privati, che si sono organizzati rapidissimamente e che utilizzano test sulla cui accuratezza si lascia ampia libertà (test per anticorpi anti SARS-nCoV-2 su digipuntura sono pessimi in termini di accuratezza).

E questo nonostante l’Ordine dei Medici sconsigli l’esecuzione del sierologico da parte dei privati cittadini, nonostante in altre regioni debba essere prescritto dal medico di famiglia, nonostante lo stesso Assessore definisca tali test “consentiti, seppur sconsigliati”.

Il problema maggiore è che il tampone successivo, in caso di IgG positive, è a carico del SSN, il che aumenta la spesa sanitaria, intasa il sistema, determina l’utilizzo inutile dei tamponi e l’inappropriatezza prescrittiva.

Sono stati autorizzati anche i test sierologici per i lavoratori se il medico del lavoro li richiede, in questo caso l’eventuale tampone sarà a carico del datore di lavoro.

Per ora, tutto bene: tamponi per nuove diagnosi non se ne fanno più molti (quindi se ne possono anche utilizzare un po’ per testare pregresse infezioni di 2 mesi fa), i cittadini spendono volentieri per avere una patente di immunità che in oltre il 93% dei casi non avranno, i centri privati festeggiano.

Ma in caso di ripresa del focolaio, come siamo messi?

  • Visto che il sierologico non previene né cura: le ASL stanno facendo scorte di maschere, camici, visor? Di disinfettanti? Ed i laboratori, hanno fanno scorte di reagenti? Le ASL/AO ora si sono convenzionate con i Centri Privati per l’esecuzione dei tamponi seguendo il criterio “chi primo arriva meglio alloggia“, è previsto un metodo più organizzato?
  • Negli ospedali, stiamo mettendo in atto tutte le iniziative per evitare la diffusione dell’eventuale contagio? Le visite ambulatoriali riaprono con disposizioni per garantire il distanziamento?
  • Se aumentiamo i letti in Rianimazione, dove prendiamo i rianimatori? Prima del Covid le carenze erano gravissime, adesso in Piemonte sono stimate in 150 rianimatori (dati Aaroi Emac). Da dove li prendiamo? Abbiamo iniziato a formare i neo-laureti, o gli specializzandi? Sappiamo dove ci sono le carenze maggiori?
  • Stiamo studiando gli errori per non ripeterli, ovvero stiamo creando percorsi separati, RSA Covid, ospedali Covid adeguati, sappiamo cosa chiudere e chi far lavorare, se riprendesse tutto con l’autunno?

In pratica: abbiamo un piano per l’autunno o manderemo poi tutti a fare il sierologico, dopo?

Dott.ssa Chiara Rivetti
Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

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