La responsabilità dello specializzando: si esprime la Corte di Cassazione

Lo specializzando chiamato a svolgere attività che non è in grado di compiere (o che non si ritiene in grado di compiere) deve rifiutarne lo svolgimento. In caso contrario, se ne assume la responsabilità sotto tutti i punti di vista.

Il commento del Dott. Francesco Cuniberti, Consigliere Regionale Anaao Assomed Piemonte

La sentenza della Suprema Corte finalmente stabilisce una verità per il medico specializzando: non può essere considerato solamente un soggetto in formazione poiché ha già conseguito una laurea in medicina e, quando compie delle attività mediche, può essere chiamato a risponderne penalmente. Non è un mero esecutore di ordini anche se non gode di piena autonomia.

Una verità che finalmente toglie ogni alibi e giustificazione: firmare sotto il timbro dello strutturato, pensare di coprirsi perché esiste lo strutturato in qualche angolo remoto dell’ospedale o pensare ad ogni altra giustificazione che spesso ci si dà per “tranquillizzarsi”, non è utile e non ti protegge. Eseguire azioni di cui non ci si sente preparati solo perché funziona così o perché la prassi è consolidata, non ti giustifica.

Così si esprime la Corte di Cassazione (vedi articolo su Quotidianosanità.it)

È allora finalmente giunto il momento, per noi medici in formazione, di comprendere che le attività che svolgiamo, spesso in sostituzione del ridotto personale sanitario e senza una adeguata formazione per un sistema in forte crisi, sono soggette a dei rischi e che di questi ne rispondiamo in prima persona. Si può accettare una situazione del genere? A mio parere no, se non vi è un cambio radicale del sistema di formazione che permetta al giovane medico di giungere progressivamente ad acquisire capacità necessarie a compiere in autonomia i diversi atti medici.

Dott. Francesco Cuniberti
Consigliere Regionale Anaao Assomed Piemonte

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