fbpx

La Regione Piemonte e i polli di Trilussa

In epoca di Coronavirus continuiamo ad assistere all’appassionante saga dei tamponi della Regione Piemonte.

Dopo le performance della prima ondata, con il singolo caso confermato che resisteva giorni ai primi di marzo, con decine di pazienti ricoverati negli ospedali che se ne fregavano della conferma dell’ISS, e l’Unità di Crisi che non dava autorizzazione ad eseguire tamponi in assenza di dati di contatto con avi e amici cinesi.

Dopo il continuo affanno nella rincorsa alle altre regioni del Nord, sempre della prima fase, legato, secondo la Regione ad una situazione ereditata.

Dopo i proclami di aprile con laboratori pronti a gestire oltre 10.000 tamponi molecolari al giorno (superati i 6000 solo il 29 settembre…), con test di sorveglianza periodici a tutti gli operatori (in molte aziende mai partiti).

Ecco, dopo tutto questo, ci troviamo ad affrontare di nuovo il tema di tamponi per la diagnosi di Covid in Piemonte.

E’ notizia infatti di questi giorni che dal Bollettino Nazionale della Protezione Civile siano stati tolti 220.000 tamponi effettuati in Piemonte perché effettuati con metodica “rapida” antigenica e non con tecnica molecolare, come indicato dallo stesso Bollettino.

Leggiamo con attenzione le dichiarazioni dell’assessore Marnati che, in risposta alle accuse di “magheggi” per favorire rientro in zona arancione afferma che “conteggiare ma soprattutto fare più test rapidi al massimo ha aumentato il numero di positivi rispetto alle altre regioni. Se vogliono utilizzare questi dati per dire che facciamo meno molecolari va bene. Ma quindi?” (Corriere della Sera, Torino 20/12).

E ancora la difesa dell’Assessore Icardi che accusa il Governo di non essersi allineato alle Direttive Europee sui tamponi e che si dichiara preoccupato che la decisione di escludere il conteggio dei tamponi rapidi dal totale possa produrre “ una sottostima del numero effettivo di soggetti positivi e della reale diffusione del virus” (Repubblica, Torino 21/12).

E allora andiamo a controllare alcune di queste affermazioni.

Innanzitutto, andando a verificare i bollettini della Protezione Civile, appare evidente che già dal 3 dicembre (cioè oltre due settimane fa) i tamponi conteggiati fossero solo quelli molecolari. Stupisce  che a dispetto della chiara indicazione, la Regione abbia deciso di inserire anche i dati dei tamponi rapidi (svista? presbiopia? Intenzionalità?).

E veniamo quindi ai dati ufficiali della Regione Piemonte.

Nella settimana dal 14 al 17 dicembre (cioè fino a che non è arrivata la correzione da parte del Ministero) la Regione continuava a comunicare i dati dei tamponi senza specificare quanti fossero i molecolari eseguiti e forniva una cifra di positivi su totale dei tamponi che si assestava intorno al 6% ( 6,1% il 14, 6% il 15, 6,9% il 16, 5,1% il 17), dato molto migliore di quello nazionale (11,6% il 14, 9,1% il 15, 8.8% il 16, 9,8% il 17).

Immaginiamo la soddisfazione nella Regione per questi dati estremamente favorevoli rispetto al nazionale e siamo sicuri che non fossero sfiorati dal dubbio che qualcosa non tornasse.

Improvvisamente dal 18, grazie ad intervento del ministero, veniamo a sapere i dati divisi per tipo di tampone e, da allora, i risultati sono i seguenti:

Totale positivi 3103 su 47859 (6.5%)

Totale positivi antigenici 426 su 22676 (1.8%)

Totale positivi molecolari 2677 su 25183 (10.6%).

Ecco che, sfumato l’incanto, la percentuale dei positivi su tamponi effettuati si riposiziona su quella dell’Italia, in contrasto con le notizie ottimistiche sul calo dei positivi sui tamponi effettuati amplificate dai media. I polli di Trilussa e le magie della statistica…

Ora non sappiamo quanti di quei 426 positivi all’antigenico siano stati poi confermati dal molecolare (vogliamo sperare che la Regione abbia almeno eliminato i doppioni).

Alcune cose però ci sentiamo di affermarle

– La Regione Piemonte ha comunicato numeri relativi ai tamponi da inserire nel bollettino della Protezione Civile non conformi al dato richiesto (dal 3/12 chiaramente indicato che dovevano essere molecolari).

– In base a tale errore per giorni i dati del Piemonte sono stati chiaramente in contrasto con andamento nazionale sul numero di positività rispetto al totale dei tamponi molecolari eseguiti comunicati ai media, potenzialmente favorendo l’impressione di un miglior andamento rispetto alle regioni che invece comunicavano i dati dei soli tamponi molecolari.

– L’indicazione del tipo di tamponi effettuato compare, sul bollettino della Regione Piemonte soltanto a partire dal 18/12, cioè dopo la correzione del Ministero.

– Anche solo per senso istituzionale, la Regione avrebbe dovuto rispettare la direttiva del Ministero italiano e, al limite, proporre modifiche del conteggio dei tamponi in sede di Conferenza Stato Regioni, non fornire dati non conformi con le richieste contribuendo, di fatto, ad un’analisi falsata nei confronti delle altre regioni e del panorama nazionale.

– Adesso che sono pubblici i numeri reali appare evidente che il numero di tamponi molecolari giornalieri effettuati continua ad essere, a dispetto di tutti i proclami, tra i più bassi delle regioni del nord (sempre eredità di chi c’era prima?).

In vista dell’imminente terza ondata, ci chiediamo se sarà questa la volta buona per un tracciamento adeguato o se continueremo a giocare con i numeri… e con i polli.

Dott. Marco Romanelli
Segretario Aziendale Anaao Assomed AOU Città della Salute e della Scienza di Torino

Dott.ssa Chiara Rivetti
Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *