La lunga agonia dei laboratori chiamata accorpamento..

La riorganizzazione dei laboratori analisi prende origine nel lontano 2007 quando la Regione Piemonte, con la Delibera di Giunta Regionale n.19-6647 del 3 agosto 2007, nel caldo estivo, pose le basi per un processo che voleva rifarsi (o copiare…) alla riorganizzazione dei laboratori in Romagna. Ci vollero 4 anni perché un’altra DGR indicasse, per l’attuazione della delibera, la necessità di integrazione della rete informatica e dell’organizzazione della logistica.  Ma è con la Delibera della Giunta Regionale n.50-2484 del 23/11/2015, questa volta nel fresco dell’autunno, che si acuisce il desiderio della Regione di accorpare gli esami in laboratori Hub che, secondo quanto riportato, dovrebbero “garantire le stesse tempistiche di processazione e refertazione per le analisi provenienti dal proprio ospedale e per quelle provenienti dagli ospedali dell’area di competenza, e comunque assicurare la massima qualità analitica e la rapidità di risposta”, ovviamente il tutto tenuto conto della, già citata nel 2011, integrazione della rete informatica e della organizzazione della logistica. Va da sé che la necessità di ribadire questi ultimi concetti significa che dopo ulteriori 4 anni nulla era stato ottenuto nel frattempo. Basterebbero queste considerazione per capire che la riorganizzazione dei laboratori di analisi non dovesse passare per questa strada. E invece, a ribadire il concetto, esce a fine mandato, esattamente un mese prima delle elezioni regionali 2019 un’altra delibera, in attuazione della DGR 50/2015, in cui si pone l’accento sulla necessità di accorpare negli HUB le analisi di tipo microbiologico. Come ci si poteva aspettare, anche in questo caso la delibera fa riferimento ad “adeguati sistemi informatici e di trasporti”….e sono passati altri anni, in tutto 12 da quella lontana calda estate del 2007.

La delibera 50/2015 sembrava intoccabile…discussa nei laboratori, incubo dei direttori generali, impossibile da attuarsi, fonte di confronto e di incomprensioni tra chi, ogni giorno, lavora per dare un risultato che andrà discusso e illustrato ai medici, non ha mai prodotto il risparmio tanto auspicato (anzi….), è stata ed è fonte di ritardi nelle risposte ai clinici e ai pazienti, e concorre a un aumento del traffico e dell’inquinamento ambientale dovuto ai continui spostamenti di campioni.

Ed ecco che dopo 4 anni (il 4 sembra un numero magico in questo contesto) sul “filo di lana”, per alcune asl la delibera diventa improvvisamente fonte di dibattito pre-elezioni. Si coniano anche nuovi termini come “routine breve” che, francamente, non credo trovi riscontro nella sinossi di laboratorio, per quegli esami che non dovrebbero più essere spostati all’Hub dai laboratori di Rivoli, Pinerolo e S.Luigi perché “sono esami che necessitano del contatto diretto tra il clinico di laboratorio e il medico”¸ oppure, come per il laboratorio di Biella che, forse si…in effetti…il laboratorio potrebbe essere visto in una luce diversa e quindi non trasformato in Spoke…Ci si chiede…perché solo per i laboratori di alcune asl? Gli altri laboratori Spoke non devono avere contatto diretto con il clinico? Non esistono laboratori nuovi come quello presente a Biella che potrebbero auspicare una fine migliore di essere trasformati in Spoke?

O forse è giunta l’ora di verificare quali risparmi reali comporterebbe un accorpamento e, soprattutto, tutta questa movimentazione di campioni porta un vantaggio in termini di salute per il paziente? Perché occorre ricordarsi che è il paziente al centro di tutto questo, non le delibere, non i discorsi sui “massimi sistemi” , non la teoria a tavolino…

Per coloro che non conoscono il laboratorio, può sembrare che i campioni che vi afferiscono siano solo numeri, che un laboratorio “produca solo referti”, che non abbia incidenza su tutto l’iter diagnostico-terapeutico ed epidemiologico del paziente ma questa è una visione molto superficiale del laboratorio, perché anche se il contatto con il paziente è spesso limitato, il contatto e la consulenza con i medici in ospedale, con i MMG, con I PLS, la gestione dei germi multirestistenti, delle  emergenze, delle MTA, ecc è una azione che si costruisce ogni giorno, 365 giorni all’anno.

E questo contatto non può esserci, la comunicazione diretta e costante non può esistere nei laboratori trasformati in “esaminifici” in cui i professionisti forse saranno preparatissimi nel loro settore ma perderanno l’unitarierà del paziente e anche la possibilità di comprendere e incidere sul bisogno di salute della popolazione. Il clinico di laboratorio deve avere la possibilità di andare in reparto e come può farlo se è lontano dall’ospedale da cui arrivano i campioni? La centralizzazione non migliora l’outcome del paziente e impedisce il confronto con i clinici, fondamentale perché il referto non sia fatto solo di numeri ma possa essere utilizzato con efficacia dal clinico.

La concentrazione degli esami in pochi centri con tanti numeri non farà altro che allontanare uno degli obiettivi nella gestione del laboratorio ossia l’appropriatezza delle richieste. Senza contare sul fatto che più manca il contatto con i clinici più si assisterà a un uso non razionale dei farmaci, con l’acuirsi del ben noto fenomeno dell’antibioticoresistenza.

Nessuno si nasconde dietro la necessità di “creare rete” e di creare dei punti di incontro e di scambio di informazioni e si può fare rete anche per ottimizzare gli acquisti ma occorre farlo tenendo presente le potenzialità e la capacità di rispondere al clinico in tempo reale, senza dover aspettare che i campioni “viaggino” per la Pianura Padana, magari fermi a qualche ingorgo all’ingresso di Torino.

Inoltre, dopo 12 anni, la situazione dei trasporti e, ancora di più, quella dell’informatizzazione delle reti è drammatica. Pensare di accorpare, di allontanare il laboratorio dall’ospedale e dal territorio sarebbe un errore di cui probabilmente non riusciamo neppure a vederne i danni.

Io voglio ancora pensare che si possa provare a immaginare una visione diversa e più dinamica dei laboratori, senza necessariamente inserire delle etichette che spesso non coincidono con le reali necessità del clinico e del paziente.

Etichettare semplicemente in Hub e Spoke e in base a queste definizioni voler far rientrare una mole di diverse e complesse analisi che spesso hanno tempi di campionamento, processazione e refertazione diversi non sta dando i risultati sperati. Meglio fermarsi e rivedere quelli che forse “sulla carta” potevano essere principi giusti ma che nulla hanno a che fare con la salute del paziente.

Dott.ssa Alessandra Allocco
Rappresentante Dirigenza Sanitaria ASL TO5
Consigliere Regionale Anaao Assomed Piemonte

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Una risposta

  1. Bertucci Piergiorgio ha detto:

    L’accorpamento dei laboratori per la creazione di soli 5 grandi punti di riferimento, facendo crollare il rapporto diretto clinico/laboratorista è…si può dire?…una cagata pazzesca.
    Senza se e senza ma.
    A volte mi chiedo se chi dirige abbia una sia pur vaga idea di cosa stia facendo.

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