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Incarichi ai medici senza specialità? Oltre ad essere contro la legge, espongono i tutor ad aumento di contenzioso medico-legale e i medici senza specialità a un precariato senza prospettive. Ma ci sono alternative per sopperire alle carenze. Le proposte di Anaao Piemonte

E così negli ultimi mesi sono già due le ASL che valutano, dopo concorsi ripetutamente deserti, di affidare incarichi a medici non specialisti.

Prima l’ASL Città di Torino per il DEA (bando bloccato dalla Regione), ora l’ASL TO4, per il DEA, la pediatria e l’ortopedia (ASL diffidata dall’Anaao).

Ma già un anno fa all’ASL di Asti era stato bandito un avviso pubblico per due incarichi libero professionali in DEA, per 4 mesi, requisito: solo la laurea.

L’ assunzione di medici privi del titolo di specialità è contraria alle vigenti disposizioni di legge (D.P.R. 483/1997), che pongono quale condizione per l’inserimento dei medici nei ruoli del S.S.N. il possesso di adeguato diploma di specializzazione.

Ma se un’ASL non può deliberare contro la legge, è pur vero che la gravissima carenza di medici impone a nostro avviso interventi urgenti, per evitare le chiusure dei servizi. Che non sono ovviamente il cercare medici in pensione.

La carenze, in particolare di pediatri, sono note da circa 10 anni e la gobba pensionistica peggiorerà la situazione: secondo i nostri calcoli, nel prossimo quinquennio in Piemonte andranno in pensione 1830 medici ospedalieri (senza considerare quota 100), circa il 20% dell’organico.

L’attuazione del DL Calabria è urgente. Iniziamo ad assumere gli specializzandi del quarto e quinto anno. Saranno una preziosa boccata di ossigeno.

Un’ulteriore proposta è la riforma della formazione post-laurea: poter assumere i neolaureati con un contratto di lavoro ai fini formativi. I colleghi potrebbero essere inseriti della rete formativa degli ospedali del SSN e così acquisire il titolo di specialità.

In tal caso le attività assistenziali sarebbero coerenti con il livello di competenze e autonomia progressivamente raggiunto, sarebbe prevista una formazione teorica oltre a quella sul campo e il ruolo dei medici tutor ben precisato e remunerato. I colleghi sarebbero tutelati sotto il profilo previdenziale ed assicurativo.

Per fare questo è necessaria una modifica normativa, e i tavoli di discussione non sono aziendali, ma regionali e soprattutto nazionali.

Infine, è indispensabile rendere più attrattivo il lavoro ospedaliero, riducendo il disagio, migliorando le condizioni di lavoro ed aumentando le voci stipendiali e la possibilità di carriera.

Dopo anni di tagli, di nostri gridi di allarme e di proposte, rifiutiamo soluzioni low cost, che sminuiscono la nostra professionalità ed il nostro ruolo.

Dott.ssa Chiara Rivetti
Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

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