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Chiusura Reparto Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale Mauriziano di Torino

Torino, 17 giugno 2020

Il 28 marzo 2020, a seguito dell’emergenza sanitaria Covid-19, è stato chiuso il Reparto Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC) dell’Ospedale Mauriziano di Torino (16 posti letto), gestito da personale dell’ASL Città di Torino. I 16 posti letto sono stati riconvertiti a posti di degenza per pazienti affetti da Covid 19.

Il SPDC del Mauriziano rappresentava uno spazio di accoglienza e di cura dove venivano ricoverati pazienti affetti da disturbi psichiatrici gravi, in fase di acuzie, su una vasta popolazione cittadina, in via elettiva gli utenti afferenti al Distretto Sud Est dell’ASL Città di Torino (distretto 1-8 e quartiere Santa Rita), in conformità con le normative vigenti che si sono via via definite a partire dalla legge 180.

In via temporanea, in questi mesi,  i pazienti con disturbi psichici afferenti al DEA dell’Ospedale Mauriziano e necessitanti di ricovero, sono stati rinviati ad altri SPDC cittadini, provinciali e regionali o a Case di Cura private convenzionate SSN. Il percorso di cura degli utenti è stato così decontestualizzato, creando discontinuità terapeutica e disagio per gli stessi e le loro famiglie.

Ad oggi il SPDC non è ancora stato riaperto: se l’iniziativa adottata della chiusura appariva condivisibile nella drammatica urgenza sanitaria trascorsa, risulta preoccupante e foriero di disservizio per l’utenza il protrarsi della stessa, ancor di più l’ipotesi prospettata di una non riapertura.

Ciò pare dissonante rispetto a un’organizzazione dipartimentale dell’assistenza psichiatrica nell’ASL Città di Torino che ha individuato nelle Strutture Complesse Rete Ospedale-Territorio le sue unità funzionali portanti. 

Allarmante appare la perdita di un tassello fondamentale del lavoro di rete fra Servizi e del diritto alla cura territoriale, secondo l’attuale legislazione: in primis con  i Centri di Salute Mentale, sia quelli competenti zonali sia quelli cittadini, che si vedranno privati di un’essenziale risorsa per i ricoveri, in particolare per l’utenza grave (ricoveri in urgenza per quadri psichiatrici acuti, compresi i trattamenti sanitari obbligatori; valutazioni e ricoveri in situazioni critiche sul piano medico internistico, per le quali è necessario un intervento integrato in ambito ospedaliero, etc).

Verrebbe poi compromesso il lavoro di rete con gli altri nodi di cura e assistenza territoriale: Servizi per le Dipendenze, Neuropsichiatria Infantile, Servizi Sociali del Comune di Torino.

Inoltre il SPDC Mauriziano, congiuntamente a quello dell’Ospedale Amedeo di Savoia, nel Dipartimento di Salute Mentale era da anni individuato come riferimento per le valutazioni e i ricoveri di pazienti senza fissa dimora e migranti, problema sempre più emergente e dilagante negli ultimi anni.

Per la sua particolare allocazione (centro città, vicino alla Stazione) il SPDC Mauriziano ha gestito da anni emergenze comportamentali e quadri psichiatrici acuti per utenti provenienti da più parti d’Italia e anche dall’Estero, che di norma non afferiscono ad altri DEA ospedalieri cittadini e la cui complessità richiede un coordinamento con Servizi territoriali extra regionali.

E’ presumibile ritenere che l’eventuale chiusura del SPDC del Mauriziano comporterà una ricaduta importante sugli altri SPDC degli ospedali cittadini che, a partire già da una presente situazione di carenza di posti letto in Regione, si vedranno ulteriormente messi sotto pressione in termini di richieste di ricoveri di pazienti “fuori zona di competenza”. 

L’AO Mauriziano vedrà infine compromessa la continuità di lavoro di consulenza psichiatrica all’interno del Pronto Soccorso e dei Reparti ospedalieri, contesti dove negli anni si è costituita una fitta rete di proficue collaborazioni, secondo un modello integrato di lavoro al servizio dei bisogni dell’utenza.

Si paventa il rischio di ricondurre  la valutazione specialistica di persone con problemi di salute mentale, che spesso necessita di tempo, continuità, assistenza, vigilanza e ricorso a interventi, non solo medici, su più livelli, a contesti valutativi episodici, puntiformi, estemporanei.

In particolare, in assenza di un’assistenza specialistica continuativa presso il Pronto Soccorso e in mancanza di un reparto di riferimento per i ricoveri, la gestione ospedaliera degli scompensi psicopatologici e delle emergenze comportamentali ad essi correlate non può che riflettersi in una ricaduta negativa per la salute dell’utenza stessa e in secondo luogo in complesse difficoltà gestionali delle criticità cliniche, con profili di elevati rischi medico legali in alcune situazioni e contesti.   

Di fatto l’esperienza  di questi mesi ha dimostrato la necessità della riapertura, poiché in numerosi episodi il personale del DEA si è trovato a dover gestire, in spazi inadeguati,  pazienti difficili dal punto di visto psicopatologico e comportamentale, a dover reperire un posto letto c/o altri spdc spesso già saturi, e quindi a dover trattenere  per un tempo spesso  indefinito il paziente in Pronto Soccorso, con grandi disagi e rischi sia per i pazienti, che per i Medici che ne hanno la responsabilità.

In sintesi, si ritiene che la non riapertura del SPDC per i ricoveri degli utenti di uno dei quattro distretti territoriali presenti nell’ASL Città di Torino comprometterà significativamente la qualità dell’assistenza psichiatrica e minerà il lavoro di rete tra tutti gli snodi assistenziali territoriali e non cui si è lavorato per tutti questi anni.

Pertanto, alla luce di quanto sopra esposto, si richiede un incontro urgente.

Cordiali saluti

Dott.ssa Stefania Orecchia
Segretaria Aziendale Anaao Assomed Asl Città di Torino

2 Risposte

  1. Marusca ha detto:

    ASSURDO CHIUDERE UN REPARTO CHE FUNZIONAVA BENE E CHE SICURAMENTE PRIVERÀ LA CITTÀ DI UN RIFERIMENTO IMPORTANTE RISPETTO AL DISAGIO PSICHICO.

  2. Graziella costamagna ha detto:

    Ma le leggi proclamate negli anni sulla chiusura degli Ospedali psichiatraici , imn questo caso ospedalini psichiatrici, sulla deospedalizzazione e sul potenziamento delle cure territoriali non fanno che confermare una scelta che non è appropriata in un contesto ospedaliero deputato ad altro

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