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La Cassazione boccia le polizze “claims made”

La terza sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n° 10506 del 28 aprile scorso, ha sancito un principio che è destinato a fare discutere. (vedi l’articolo di Q.S. e il testo della sentenza).

Un paziente operato in un ospedale milanese riporta lesioni manifestatesi a distanza di tempo, quando la polizza, precedentemente stipulata dall’ospedale, era scaduta. L’assicurazione, in virtù della clausola “claims made”, nega di essere tenuta al risarcimento. Il tribunale di primo grado le dà ragione mentre, successivamente, la Corte d’appello la condanna.

Pochi giorni fa la Suprema Corte rigetta l’ulteriore ricorso dell’assicurazione e la condanna definitivamente al risarcimento dei danni.

Ricordo che la formula “claims made” prevede il diritto all’indennizzo da parte dell’assicurato solo se la polizza è in corso di validità al momento della richiesta di risarcimento, indipendentemente dal momento in cui si è verificato l’evento dannoso. Al contrario la formula “loss occurrence” considera utile, ai fini del rimborso, la validità della polizza nel periodo in cui è avvenuto l’incidente. Ora la Corte di Cassazione sentenzia che la clausola “claims made” è vessatoria e non può essere imposta dall’assicurazione.

La prima domanda che ci viene spontanea è: per i medici è un pronunciamento favorevole o sfavorevole?

Indubbiamente, considerando che in Sanità le richieste di risarcimento possono avvenire anche molti anni dopo l’evento avverso, la clausola in questione ha creato non pochi problemi a tanti colleghi che, magari dopo essere andati in pensione, avevano lasciato scadere la polizza e, purtroppo, con essa anche la copertura assicurativa. E’ vero che la nuova legge 24/17 sulla responsabilità professionale dimezza i tempi di prescrizione per la richiesta dei danni (da 10 a 5 anni) ma ricordiamoci comunque che ai 5 anni possono aggiungersi alcuni anni per istruire il processo e inoltre, se viene chiamata in causa la Corte dei Conti, i giudici contabili hanno altri 5 anni di tempo per emettere la sentenza. Quindi, nei casi sfortunati, possono comunque trascorrere una dozzina di anni fra richiesta danni e verdetto. Anche con la nuova legge. E nel frattempo il medico o la struttura sanitaria possono, per un motivo o per l’altro, aver lasciato scadere la polizza e non essere più coperti per il periodo, molto precedente, in cui si è verificato l’evento avverso.

Inoltre se le compagnie di assicurazione hanno voluto adottare la claims made, soprattutto nelle polizze sanitarie che, per le compagnie, hanno spesso risultati catastrofici, evidentemente qualche vantaggio lo avranno avuto e da qualche parte stanno risparmiando.

Prima di cantare vittoria, però, dobbiamo aspettare le conseguenze pratiche di questa sentenza. Bisognerà vedere come reagiranno le compagnie di assicurazione alla prova dei mercati. Dobbiamo aspettare di capire se gli assicuratori saranno costretti a tornare sui loro passi, se continueranno a stipulare polizze sanitarie e, in caso affermativo, a quale prezzo.

Gli eventuali aumenti dei premi, che graverebbero sulle nostre tasche, potrebbero invalidare quelle riduzioni che sarebbe, invece, legittimo aspettarsi dopo la legge 24 dell’otto marzo scorso che, fra l’altro, fissa un tetto all’ammontare dei rimborsi che possono essere richiesti ai professionisti, con indubbi vantaggi economici per le compagnie di assicurazione.

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