La nuova rassegna stampa dell’Anaao Piemonte

Da questa settimana l’Anaao Assomed Piemonte offre ai suoi iscritti una rassegna stampa delle notizie sanitarie regionali più completa e dettagliata.Saranno selezionate e fruibili le notizie sanitarie locali pubblicate anche su settimanali e periodici provinciali, consultabili dagli iscritti sul sito e  suddivise per provincia.
Più offerta, più informazione, più ANAAO!

E ce ne faremo una ragione…

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Breve spiegazione del perché facciamo fatica a “farcene una ragione“ del sempre maggiore carico burocratico. E del dolce stil novo usato nella lettera di richiamo della Direzione Medica di Chivasso. 

Fatevene una ragione, grazie!

Non male come modalità comunicativa di un responsabile ai suoi collaboratori.

Se il livello è questo, possiamo anche suggerire espressioni di maggiore effetto, come il più moderno “sapevatelo” o riferimenti di alta politica, come “ciaone”. Nel caso i medici ancora non capissero, si potrebbe sempre optare per un più diretto “mo’ basta”.

In causa c’è l’invito ai medici di prescrivere gli accertamenti tramite le ricette dematerializzate, invito che (grazie ad uno slancio marxista della giunta di centro-sinistra che ci governa) da Gennaio faranno anche le strutture private accreditate ai loro medici.

È vero, le ricette dematerializzate vanno fatte.

Ma perché i medici sono così ostili ad utilizzare un (ennesimo) sistema informatico anziché quello cartaceo?

Le ragioni per cui ci si potrebbe rivolgere ai Dirigenti medici con toni più comprensivi sono molte.

I programmi informatici sono ubiquitariamente sostenuti da pc obsoleti, che devono reggere applicativi pesanti con connessioni lente.

Premesso che anche la prescrizione di un esame è un atto medico, essa viene vissuta come ennesima mansione burocratica quando non è agevole e rapida.

Se il tempo di relazione con il paziente è tempo di cura, il tempo a fissare un PC inchiodato come lo possiamo definire? Negli ultimi anni il carico di lavoro burocratico è aumentato in modo esponenziale ed i medici, che vorrebbero fare i clinici, non apprezzano.

In un sondaggio realizzato nel 2014 negli USA emerge come il 54% dei medici lamenti almeno uno dei sintomi tipici di burn-out. 1 Tra i maggiori driver di questa situazione sembra esserci l’aumento delle ore che i clinici sono costretti a passare svolgendo mansioni di tipo burocratico.

Uno studio del 2016 pubblicato su Annals of Internal Medicine 2 ha poi dimostrato che per ogni ora passata con i pazienti,  i medici ne passano una o due riempiendo moduli, compilando prescrizioni, ordinando esami.

Tutto questo tempo potrebbe essere utilizzato per visitare i pazienti e quindi ridurre le liste d’attesa, opzione questa che in Piemonte non verrà sicuramente presa in considerazione perché non prevede la possibilità di dare soldi ai privati.

Nello studio è infine emersa una relazione lineare tra l’empatia della leadership e il tasso di burnout dei membri dello staff.

Le evidenze di efficacia e di efficienza ci portano quindi a suggerire al Direttore in questione un buon corso di comunicazione.

O per lo meno la lettura del recente studio del BMJ che con lo slogan “Leadership Saves Lives”3 ha dimostrato che il passaggio da un istituzionale “si fa così perché lo dico io” al “capiamo  perché si fa così” ottiene una maggiore aderenza ai protocolli organizzativi  e, alla fine della catena, migliori outcomes clinici.

Come sostiene una delle autrici dello studio, comunemente si pensa che per avere una sanità di qualità sia sufficiente avere dei bravi clinici, ma in realtà le modalità della loro interazione con la direzione sono un segnale piuttosto affidabile su come poi tratteranno il paziente.

Fatevene una ragione. Grazie.

Dr.ssa Chiara Rivetti

Segretaria Regionale ANAAO ASSOMED

 

1 Shanafelt TD, Hasan O, Dyrbye LN, et al. Changes in burnout and satisfaction with work-life balance in physicians and the general US working population between 2011 and 2014. Mayo Clinic Proceedings 2015; 90: 1600-13.

2 Sinsky C, Colligan L, Li L, et al. Allocation of physician time in ambulatory practice: a time and motion study in 4 specialties. Annals of Internal Medicine 2016; 165: 753-60.

3 BMJLeadership Saves LivesNew York TimesPauline W.Chen http://qualitysafety.bmj.com/content/27/3/207

“La nostra linea non cambia: difesa del servizio pubblico, no al privato. Condividiamo molte idee sulla sanità del contratto di governo, ma la flat tax ci preoccupa. E per i medici sì alla ‘doppia’ carriera”. Intervista al nuovo segretario dell’Anaao Carlo Palermo

Dopo otto anni Costantino Troise passa il testimone (ma diventa Presidente). Ecco i progetti del neo segretario in questa prima intervista esclusiva. “I condizionamenti economici sulla sanità sono stati fortissimi. Il ministro Grillo quando parla di investimenti nel Ssn avrà tutto il nostro appoggio”. “Dobbiamo costruire un modello di carriera duplice, un prevalentemente professionale e una prevalentemente gestionale, con un’evoluzione economica intercambiabile e comparabile. Questo perché con le attuali limitazioni al numero di “primariati” e di strutture semplici rischiamo di avere circa 90mila professionisti senza prospettive”
Leggi l’intervista

Notizie regionali del 29 giugno

TORINO: Stop del Sindacato Anaao Assomed Piemonte: “Saitta sbaglia, i medici privati non devono fare ricette” (La Stampa ed. Torino)
Ricette dei medici privati, sindacati contro la Regione (Lo Spiffero)
Piemonte. Liste d’attesa, Anaao Assomed contro le aperture della Giunta al privato accreditato: “Prima il pubblico” (Quotidianosanità.it)
Anaao-Piemonte, no alle prescrizioni Ssn da parte degli specialisti (DottNet)
NOVARA: Maugeri, oggi l’incontro per scongiurare lo stato di agitazione (La Stampa ed. Novara)
Violenza contro le donne. Il ruolo delle farmacie in un video realizzato a Torino (Quotidianosanità.it)
Welfare aziendale. Sottoscritto accordo tra Amos e sindacati (Quotidianosanità.it)
Medicina. Più posti all’Università del Piemonte Orientale, Alessandria formerà 50 nuovi medici (Quotidianosanità.it)

Comunicato Stampa Anaao Assomed Piemonte – Per le liste d’attesa: prima il pubblico

COMUNICATO STAMPA

Per le liste d’attesa: prima il pubblico

Stupisce doverlo ricordare al centro sinistra che governa questa regione.

Invece è necessario: il problema delle liste d’attesa deve essere affrontato innanzitutto attraverso nuove assunzioni di medici.

Inoltre, se la Regione Piemonte ha a disposizione 10 milioni di euro da stanziare per la​ ​riduzione delle liste d’attesa, l’Anaao Assomed richiede che questi fondisiano prioritariamente utilizzati per proporre ai medici dipendenti l’attività libero professionale a favore dell’azienda, per aumentarne la relativa remunerazione, per incrementare le ore di attività agli specialisti ambulatoriali.

E non utilizzati per aumentare le prestazioni del privato accreditato, come sembrerebbe previsto dalle dichiarazioni regionali.

Pare purtroppo necessario ricordare che, se il privato vanta ambulatori aperti il sabato mattina, il pubblico accoglie e cura i pazienti sabato, domenica, a Natale, Ferragosto, di notte. Sempre.

La sanità pubblica piemontese esce da un piano di rientro in cui non sarebbe mai dovuta entrare, poiché il sistema sanitario regionale non era in deficit: i maggiori sacrifici in termini di blocco delle assunzioni e carico di lavoro sono stati pagati in questi anni dai medici del sistema sanitario che ora rischierebbero di vedere i primi finanziamenti disponibili deviati sul privato.

Il danno e la beffa!

Questa ​A​ssociazione esprime inoltre forte preoccupazione per la ​Delibera di ​G​iunta ​Regionale che consente a tutto il privato accreditato di prescrivere visite ed esami.

Pur ipotizzando un possibile vantaggio per il cittadino, riteniamo che il rischio di​ ​autoinduzione di prescrizioni sia troppo alto e provochi un ulteriore aumento delle liste d’attesa che tanto si vogliono abbattere. Il pericolo che i centri privati convenzionati possano così eccedere in prescrizioni di esami di dubbia appropriatezza, che poi loro stessi erogano al paziente, è talmente evidente che ci stupiamo come possa essere stato ignorato dalla ​G​iunta. Sarebbero invece da monitorare i tempari al ribasso cui i medici del privato sono costretti, per garantire sempre più prestazioni.

Se, come dice l’​A​ssessore Saitta, la competizione con il privato fa bene al pubblico (ed è da dimostrare) la sostituzione del privato con il pubblico ne decreta la morte.

La ​S​egreteria ​R​egionale ​​Anaao Assomed Piemonte

L’ eterna attesa dell’abbattimento delle liste d’attesa

di E.Stramignoni, F. Bianchi, C. Rivetti

Se è vero che le prossime elezioni regionali punteranno sulla sanità, è altrettanto vero che la sanità punta sulle liste d’ attesa. Problema reale, che se condito con un po’ di demagogia, potrebbe aiutare lo zoppicante sostegno elettorale di questa giunta in via d’ uscita. Poi, è una delle priorità ministeriali.

E quindi, che abbattimento delle liste d’attesa sia.

Le liste d’ attesa, oltre al ritardo diagnostico e di offerta del servizio, sono causa di almeno tre problemi indiretti: la rinuncia alle cure (5 milioni di italiani nel 2014), l’accesso inappropriato nei Pronto Soccorso (stimato del 25% su tutti gli accessi), l’aumento della spesa out-of poket (nel 2016 sono stati spesi  € 11.000 milioni  di cui € 1.300 milioni di ticket   per visite specialistiche ed esami diagnostici). Il problema esiste.

Cosa fare ? A quanto pare ci sono 10 milioni di euro a disposizione dall’ autunno per l’ abbattimento delle liste d’attesa e le proposte che leggiamo sui quotidiani parlano di ambulatori aperti fino alle 20, di sabato, di domenica.

Prima nostra richiesta, detta a gran voca e ripetuta allo spasmo: coinvolgere i medici, quindi coinvolgere i sindacati.

Cerchiamo soluzioni comuni, coinvolgeteci, coinvolgeteci.

Quindi, andiamo per punti :

  1. Consumismo sanitario . Le stime internazionali parlano di una variabile percentuale di visite specialistiche ed esami inappropriati che oscilla tra il 30-50%. In una recente ricerca FNOMCeO-Slow Medicine, ben il 44% dei medici intervistati ha dichiarato di ricevere frequentemente richieste di esami non necessari, che nel 36% dei casi vengono prescritti se il paziente insiste. I più bersagliati sembrerebbero i medici di famiglia. Tra gli strumenti utili a convincere i pazienti, i medici mettono al primo posto (88%) il tempo per la relazione di cura, per il dialogo e la discussione, poi la disponibilità di materiale informativo. Quindi: lavoriamo sull’ appropriatezza. Ma non paventando sanzioni bensì condividendo percorsi,  con la consapevolezza che se non dedicheremo adeguato tempo ai pazienti  non otterremo nulla.
  2. Assunzioni, assunzioni , assunzioni.  La quota spesa dal servizio sanitario per i dipendenti, è passata in Piemonte, dal 38% del totale della spesa nel 2001, al 33,7% nel 2016. Questa riduzione è causata prevalentemente dagli effetti del blocco del turn over, imposto dal Piano di Rientro.Che ha anche imposto la chiusura di servizi, di ambulatori, di reparti. Se vogliamo aumentare l’ offerta di prestazioni, bisogna assumere. Con rare eccezioni, la maggior parte dei medici dipendenti conclude ogni anno lavorativo con molte ore eccedenti, che non verranno mai recuperate o pagate. Come si può chiedere, per esempio, di lavorare ulteriormente ai circa 700 medici della città della salute (non tutti  1200 fanno straordinario, per differenti tipologie lavorative) che ogni anno maturano un totale di 230.000 ore  eccedenti ? E’importante ricordare che i medici nell’ultimo ormai antico CCNL hanno già accettato la sottrazione di 30 min a testa alla loro formazione per la riduzione delle liste d’attesa,  milioni di ore in aggiunta all’orario di lavoro sottopagate e spesso non utilizzate per scarsa volontà/capacità organizzativa. Occorre investire fortemente, in Sanità, sul capitale  umano: negli ultimi due anni (2016-2017), solo per fare un esempio, il Servizio sanitario dell”Emilia-Romagna ha visto 5.000 assunzioni a  tempo indeterminato, di cui 1.450 stabilizzazioni di precari, con un  costo complessivo per la Regione, di 24 milioni di euro ed un abbattimento rapido ed efficace delle lista d’attesa.
  3. Tempari . Questo punto lo liquidiamo velocemente. La Regione Lazio aveva cercato di abbattere le liste d’attesa attraverso il taglio della durata di 63 prestazioni specialistiche ma il TAR (sentenza di un mese fa) è stato chiaro: la durata della visita è esclusiva competenza dello specialista e le liste d’attesa si abbattono con l’aumento di risorse umane e strumentali. Voilà. Con buona pace del metodo Moirano-Gullstrand
  4. Privato convenzionato. Nel 2017 il Piemonte ha speso 215,4 milioni di euro per le prestazioni ambulatoriali nel privato convenzionato. Secondo le dichiarazioni del presidente di ANISAP alla Stampa, il 65% delle prestazioni del SSN. Abbiamo risparmiato? Non abbiamo dati per sostenerlo, ma indagini giornalistiche fatte su altre regioni ci dimostrano che in realtà in privato convenzionato costa di più, molto di più. In Sardegna sembra le fistole artero-venose, che costano nel pubblico 800 euro, siano state pagate al convenzionato quasi 5000 euro. Quel che possiamo dire con certezza è che nel convenzionato l’appropriatezza non è una priorità ed il rischio di auto-induzione di accertamenti (si consiglia approfondimento con … ) è alto.  Senza considerare la frammentazione del percorso di cura, in genere garantito nel SSN. L’ iniziale progetto regionale di riservare al pubblico le prime visite e di affidare al convenzionato controlli inseriti in precisi PDTA era una buona mediazione, ma non è mai partito.
  5. Libera professione a favore dell’azienda, con defiscalizzazione o incremento della relativa remunerazione. Se non ci saranno abbastanza medici da assumere, e non ci saranno, questa potrebbe essere una valida alternativa. Ma solo se volontaria, perché comunque non siamo propensi a monetizzare il disagio. E senza pesare sui fondi contrattuali ma con fondi a carico del bilancio dell’azienda.
  6. Telemedicina: la gestione a distanza di alcune specifiche prestazioni può  ridurre gli accessi (e quindi le liste di attesa) e migliorare gli outcome clinici, ma non ha al momento un riconoscimento drg: medici ed infermieri che svolgono attività di controllo remoto lo fanno spesso su base volontaria e queste prestazioni vengono raramente computate tra quelle svolte
  7. Lavoro in equipe. Medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo sono coinvolti a vari livelli nell’erogazione della prestazione sanitaria. Tutte queste figure hanno inquadramenti contrattuali differenti ma l’organizzazione del lavoro va armonizzata. E’ esperienza comune di tutti i medici che terminano regolarmente l’attività oltre l’orario stabilito, che da una certa ora in poi il personale di supporto sia assente per cui il medico diventa anche infermiere, OSS e segretaria .
  8. Adempimenti burocratici. La burocrazia toglie il 30% del tempo all’atto medico, riducendo di fatto il numero di prestazioni che possono essere erogate. I sistemi informatici attualmente in uso, invece che ridurre tali tempi, li moltiplicano: è necessaria ed urgente una riforma ed una omogeneizzazione dei sistemi informatici, che consenta di sveltire i procedimenti ed ai professionisti di dialogare tra loro. Arrivare a situazioni paradossali in cui si richiede di rinunciare ad erogare una prestazione perché il sistema informatico non è aggiornato è un esempio di inefficienza.
  9. ALPI. Sostenere, come ha fatto il ministro, che la libera professione in intramoenia dei medici faccia aumentare le liste di attesa è demagogico e fuorviante. I medici esercitano la libera professione durante il proprio tempo libero, al netto della copertura dell’orario contrattuale e delle numerose ore di straordinario non pagato “regalate” alle Aziende. I dati nazionali relativi alla ALPI in regime ambulatoriale indicano come essa rappresenti circa il 7% dell’attività svolta in regime istituzionale. L’attività istituzionale rimane, pertanto, sempre ampiamente prevalente.

Insomma, il problema c’è da tempo ed è stato acuito dal taglio del personale e dei servizi degli ultimi anni. Ora non si pensi di risolverlo senza assunzioni, senza adeguata remunerazione del personale, senza un progetto a lungo respiro. E soprattutto senza coinvolgere chi lavora e vive in prima persona la realtà “liste d’attesa” .

Dott. Emanuele Stramignoni

Dott.ssa Francesca Bianchi

Dott.ssa Chiara Rivetti

 

 

 

 

 

 

 

Se questa è un’offerta di lavoro

La risposta di Anaao Giovani Piemonte all’ indagine del Corriere della Sera Torino sulle offerte di lavoro estivo per giovani medici

Secondo le ultime stime dell’Istat, in Italia il tasso di disoccupazione è fermo all’11,2% mentre tra i giovani risale al 33,1%. Se si sfogliano i giornali, quotidianamente si vedono articoli sulla disoccupazione, su licenziamenti in intere fabbriche ecc…

Come può il lettore del Corriere della Sera Torino, leggendo l’articolo del 18/06 dal titolo “Sei medico? Tre offerte di lavoro in trenta minuti”, provare simpatia per la nostra categoria, se i giovani colleghi non accettano di lavorare in un periodo di forte crisi per tutti ?

Nell’ articolo la giornalista, con un breve giro di telefonate, riesce a  trovare rapidamente numerose offerte di lavoro nei campi estivi per i bambini,  concludendo che  con un po’ di buona volontà per i medici il lavoro abbonda.

Il lettore si chiederà come può un giovane medico lamentarsi se in mezz’ora può trovare ben tre lavori pagati! Chiunque sarebbe autorizzato a dire che i giovani dottori appartengono ad una “casta”, che sono dei privilegiati e che pretendono tanti soldi per lavorare.

Ma la situazione, non è poi così semplice . Queste associazioni ricercano soprattutto medici, principalmente appena usciti dall’università, con quindi poca esperienza e soprattutto poche pretese, per coprire turni di 24 ore continuative per più settimane nei campi estivi che ogni anno, in tutta Italia, vengono organizzati per i bambini, con le più svariate offerte di intrattenimento.

Invito chiunque a considerare quello che spesso questi centri, dove, come riporta la giornalista, “non succedere mai nulla”, offrono al giovane medico: un piccolo stipendio associato ad una vacanza in montagna, dove sei lì a rilassarti, con vitto e alloggio. Lasciamo da parte il discorso economico relativo al piccolo stipendio offerto ( 95 euro nette per 24 ore, 3,95 euro all’ora con vitto ed alloggio, attenzione!) , discorso che potrebbe subito causare forte indignazione e antipatia per la nostra categoria considerata “esosa” nelle richieste economiche: la verità è che non è tutto oro quello che luccica. 

Se parli con qualche collega “inesperto” che ha accettato come primo lavoro quello di fare il medico in questi centri, attirato da lustrini e paillettes, non troverai quasi nessuno pronto a ripetere l’esperienza. Ti riferisce di essersi ritrovato ad intervenire continuamente, su qualunque problema clinico, a qualunque ora perché gli animatori hanno un medico a disposizione e  giustamente lo chiamano. Di aver lavorato in ambulatori non sempre forniti di materiale idoneo, raramente di un defibrillatore.

Ed ovviamente qualunque cosa successa, la responsabilità medico-legale è del medico del centro estivo. Una responsabilità nei confronti di bambini di tutte le età, che chiunque capirebbe essere importante. Specialmente se il giovane medico è alle prime armi.

È vero, non succede quasi mai nulla, ma se succedesse qualcosa,  scommettiamo che i genitori se la prenderebbero con il medico? Mi chiedo perchè, Io, giovane dottore, per meno di 4 euro netti l’ora, debba andare in un paesino di montagna o al mare, a rischiare di tutto e di più, lavorando 24 ore su 24, e soprattutto prendendomi delle responsabilità enormi? Per la gloria, per l’aria pulita di montagna?

Facendo tutte queste queste precisazioni , appare  più chiaro che  quello che viene  offerto  non è per nulla allettante ed è per questo che non si  trova personale.

Dott. Francesco Cuniberti

Consigliere regionale ANAAO Giovani

Leggi l’articolo del Corriere della Sera

 

Pronto Soccorso, codice rosso – parte prima

di Chiara Rivetti 

L’ASL di Asti ricerca due medici per attività di Pronto Soccorso, cui conferire un incarico libero professionale. Ma la penuria di specialisti obbliga a non prevedere il titolo di specialità tra i requisiti di ammissione.

Organico ridotto. Due dottoresse in maternità. Le ferie alle porte.

E alla M.E.C.A.U dell’Ospedale di Asti, con un DEA di II livello dai 50.000 passaggi l’anno, bandiscono un avviso pubblico per due incarichi libero professionali per 4 mesi, alla ricerca di medici.

L’intenzione è sostituire le maternità,  consentire a tutti di fare le ferie ed evitare turni massacranti ai medici che rimangono. Problemi che altrove non sempre vengono affrontati e che riscontrano sensibilità diverse sul territorio regionale.

Il bando però non prevede il titolo di specializzazione tra i requisiti dei medici. E’ precisato che i professionisti saranno supervisionati e dovranno gestire pazienti con bassa priorità, ma si tratta pur sempre del DEA. Il reparto (dati nazionali, rapporto Marsh 2018) con il 10% di denunce, il 65% di queste per errori diagnostici. Il reparto dove si decide il ricovero dei pazienti, e gli esami e le consulenze cui sottoporli, che quindi a cascata coinvolge l’attività di pressoché tutto l’ospedale. Quello che esplode durante le epidemie influenzali, le ondate di calore e che tra una piaga e l’altra non se la passa comunque bene.

Medici non specialisti in un ospedale pubblico? Sono forse impazziti? No, non ad Asti almeno.

La realtà è che non ci sono specialisti disponibili, nessun medico in graduatoria nei concorsi già espletati in altre ASL è interessato, nessuno con la specialità in medicina e chirurgia d’ accettazione e d’ urgenza, medicina interna, chirurgia o equipollenti.

Gli specialisti sono pochi, la programmazione universitaria ha fallito miseramente, sono iniziati i pensionamenti che nei prossimi anni aumenteranno. E dei pochi specialisti, non tutti sono disponibili ad affrontare lo stress dei pazienti in attesa, i turni disagevoli con numerose notti e weekend, il rischio di aggressioni.

Cercheremo di fotografare tutte le situazioni come questa presenti in Piemonte.

Perché forse in assessorato non è chiaro che il problema è già esploso e non potrà che peggiorare. Che le soluzioni sono urgenti, dovevano essere prese ieri. Che i tavoli di lavoro devono produrre, essere concreti, dare risposte.

L’Anaao, che denuncia il problema dal 2014, ha chiedo con forza l’aumento dei posti nelle specialità. E nel frattempo, per tamponare l’emergenza, ha proposto che il percorso formativo degli specialisti  avvenga prevalentemente all’ interno del SSN, a condizione che sia in modalità regolamentata dal contratto e  aggiuntiva rispetto alle dotazioni organiche, e che si possano assumere in deroga gli specializzandi degli ultimi anni, limitatamente al periodo di criticità .

E questo solo per garantire i servizi, non per migliorane la qualità o le condizioni dei lavoratori. Per ora ci risulta ci sia un gruppo di lavoro, in Piemonte. Speriamo si sbrighi, prima che chiudano i Pronto Soccorso (e non solo quelli) per carenza di organico.

Leggi il bando