Accorpamenti Asl. Non siamo pregiudizialmente contrari, ma vogliamo capire le motivazioni

Gentile direttore,
la parola accorpamento è ormai divenuta un termine molto utilizzato in Sanità e la si trova riferita a reparti, servizi, strutture complesse e aziende sanitarie. L’accorpamento evoca immediatamente l’idea di risparmio ma coloro che lo attuano e ne sono decisi difensori, preferiscono che si associ a concetti quali la razionalizzazione delle spese e, per usare un neologismo non molto simpatico, all’efficientamento delle risorse. In Italia ci sono ormai aziende sanitarie che coincidono con un’intera regione, come Marche o Sardegna o sono comprese in “aree vaste”, come in Toscana. Il dibattito circa i pro e i contro di tali organizzazioni è ancora acceso.
Leggi la lettera al Direttore di Quotidianosanità scritta da Mario Vitale – Segretario Regionale Anaao Assomed Piemonte

SITUAZIONE INSOSTENIBILE NEI DEA PIEMONTESI: CHIVASSO.

di Mario Vitale

La scorsa settimana, sollecitata da numerosi medici, in prevalenza in servizio presso il Dea, si è svolta all’Ospedale di Chivasso, una partecipata assemblea, organizzata dall’Anaao, per discutere dei problemi del servizio di emergenza.

La situazione del Pronto Soccorso di Chivasso, come purtroppo anche quella di molti altri ospedali piemontesi, è al collasso, sia per problemi logistici che organizzativi. Questo Dea, che conterà a fine anno un numero di passaggi vicino ai 60.000 (numeri superiori a quelli di altri ospedali provinciali piemontesi), è a tutt’oggi ospitato in locali vecchi, angusti e poco funzionali. L’entrata dei pazienti in barella, trasportati dalle ambulanze, avviene attraverso il minuscolo atrio dell’ospedale che è anche la porta d’ingresso dei visitatori che, inevitabilmente, ne ostruiscono il passaggio. Giunti (con difficoltà) all’interno dei locali del Dea, ci si trova in un dedalo di stretti corridoi e piccole stanze dove si svolge la frenetica e davvero ammirevole attività di medici e infermieri che, in numero costantemente ridotto rispetto al fabbisogno, si prodigano nell’assistenza di una marea di pazienti stipati come sardine. Ci viene detto che i locali del nuovo Pronto Soccorso sono in procinto di essere inaugurati, ma poiché dovevano essere pronti già due anni fa, concedeteci un po’ di scetticismo che ci auguriamo venga fugato al più presto. La carenza di posti letto nei reparti, prevista dall’ultimo piano di ristrutturazione regionale, per ottenere dei risparmi ancora da dimostrare, impedisce di effettuare i ricoveri in tempi adeguati e i pazienti stazionano in barella per giorni interi.

L’indignazione aumenta poi quando pensiamo che i tagli effettuati alla sanità piemontese sono stati effettuati per ripianare un deficit che è stato poi dimostrato dalla Corte dei Conti essere stato generato da prelievi fatti al bilancio della sanità per altri capitoli di spesa regionali.

Durante l’assemblea è emersa una lunga lista di problemi organizzativi da risolvere e la Segreteria aziendale Anaao li ha sintetizzati e inviati al Direttore Generale con richiesta di un sollecito incontro (vedi allegato).

Il Direttore Generale, telefonicamente, ha dato piena disponibilità all’incontro. Ne prendiamo atto con soddisfazione fiduciosi nella possibilità di ottenere dei risultati positivi a tutto vantaggio dei pazienti e degli operatori dell’ospedale di Chivasso.

Cuneo. Sentenza favorevole al ricorso dell’Anaao

Finalmente una buona notizia!

Per il momento interessa i medici cuneesi ma speriamo che in seguito possa riguardare tutti i medici piemontesi e italiani che si trovano nella situazione.

Il Tribunale di Cuneo, nella persona del Giudice del Lavoro Silvia Casarino, ha emesso, il 20 ottobre scorso, una sentenza favorevole ai ricorrenti (Anaao Assomed, Aaroi, Cimo e CGIL medici) contro l’Azienda Ospedaliera cittadina.

Il ricorso verteva su due punti principali. Uno, di interesse locale, riguardava la richiesta da parte dei ricorrenti del rimborso di una cifra di oltre 97.000 euro, presi “in prestito” dall’Azienda, attinti dai fondi della dirigenza medica e sanitaria per pagare i compensi dei certificati INAIL e mai restituiti. Il secondo punto, che riveste un significato regionale e nazionale, concerne l’annosa questione dell’illegittima ricostruzione dei fondi nel 2015 dopo il blocco triennale (2011-2013) più l’anno aggiuntivo 2014. La ricostruzione virtuale dei fondi, calcolata negli anni di blocco, doveva poi essere valorizzata nel 2015 (compresa la retribuzione individuale di anzianità) e non era corretto ripartire dalla base del 2010.

Il giudice ci ha dato ragione su tutti i fronti e ha condannato l’Azienda Ospedaliera di Cuneo a ricalcolare correttamente gli importi dovuti e al pagamento delle spese. Forse ci volevano due avvocati e un giudice donne per avere il coraggio di questa sentenza.

Nei prossimi giorni pubblicheremo su questo sito, un documento riassuntivo ed esplicativo dell’Avvocato Giolitti di Cuneo per entrare meglio nel merito di questa sentenza che speriamo faccia scuola.

Mario Vitale

Leggi il testo della sentenza

L’atto Aziendale dell’Asl Città di Torino

di Mario Vitale

La fusione delle due Asl della città di Torino è ormai cosa fatta. Il tutto è avvenuto con una rapidità degna di miglior causa e, ovviamente, non perché la celerità nell’attuazione di un programma sia di per sé una caratteristica negativa (ben sappiamo quanti progetti non graditi ai piani alti affondino nelle paludi della burocrazia e non vengono mai alla luce), ma perché, almeno in questo caso, era importante fare alcuni ragionamenti a priori per non fare errori nella creazione di una grande azienda sanitaria che comprende tutta la città di Torino.

Quando ci si affretta a raggiungere un obiettivo, se lo si fa per evitare di dover “perdere” del tempo a raccogliere e valutare le opinioni di chi nell’azienda ci lavora e può essere un prezioso consigliere, si rischia di andare a sbattere la faccia.

Già il 14 ottobre scorso l’Anaao Piemonte aveva manifestato on line le sue perplessità alla IV commissione regionale, richiedendo che la Regione non accelerasse il programma di unificazione delle due Asl TO1 e TO2 e creasse le premesse per un adeguato processo di omogeneizzazione delle due aziende.

Anche in presenza della IV commissione comunale, il 23 maggio scorso, avevamo espresso le nostre rimostranze per il mancato coinvolgimento dei sindacati nella stesura del progetto che appariva lacunoso e penalizzante per le strutture sanitarie in confronto a quelle amministrative. Infine, quando mancavano poche settimane alla scadenza della presentazione dell’atto aziendale, è avvenuto qualche breve incontro col Direttore Generale al quale abbiamo manifestato, a voce e per iscritto, la nostra contrarietà su specifici punti dellAtto Aziendale ma abbiamo ottenuto solo un minimo riscontro positivo senza che fossero modificati neppure quei punti dell’Atto che confliggono palesemente con le direttive regionali.

Per chi ha voglia di leggerlo, allego il documento che Anaao ha inviato all’Assessore e al Direttore Generale della Sanità, al D.G. della Asl Città di Torino e alle Commissioni Sanità di Regione e Comune.

La Regione deve ancora recepire ufficialmente l’Atto Aziendale. Resterà indifferente alle nostre osservazioni o riterrà utile discuterne?

So bene che le ferie estive sono alle porte e che ci si riduce sempre all’ultimo momento per poter dire che “non c’è più tempo e ormai, a questo punto, va approvato così com’è”. Ma non è vero! Inizialmente la Regione aveva preventivato tre anni per il processo di fusione della To1 e della To2. Poi, come già detto, è stato fatto tutto in pochi mesi. E dunque cos’è preferibile: approvare frettolosamente un atto difettoso e incompleto o prendersi ancora uno o due mesi dopo le ferie per rivedere i punti critici?

Ritengo superfluo suggerire quale sarebbe il comportamento più saggio. E’ solo una questione di volontà.

Convegno Anaao Assomed Piemonte sulla legge 24/17

Ieri pomeriggio, nella sede dell’Anaao di Corso Vinzaglio a Torino, si è svolto il Convegno sulla recente legge 24/17 riguardante la sicurezza delle cure e la responsabilità professionale degli operatori sanitari, organizzato dalla Segreteria Regionale.
La nuova legge, come sappiamo, si pone come una pietra miliare nel campo della tutela dei medici e di tutti gli operatori della Sanità venendo finalmente a colmare un vuoto legislativo presente da troppi anni.
Fra i relatori: il Senatore Amedeo Bianco, il Giudice Gianni Macchioni, l’avvocato Dario Vladimiro Gamba e Gabriele Gallone Responsabile per l’Anaao della Fondazione Pietro Paci.
Fra gli ospiti: il Vice Direttore della Sanità piemontese Claudio Baccon, il Presidente dell’Ordine dei Medici di Torino Guido Giustetto, l’avvocato Roberto Longhin e numerosi rappresentanti di primo piano dell’Ordine dei Medici e delle Aziende Sanitarie piemontesi.
Oltre ai relatori e agli ospiti, voglio ringraziare tutti i colleghi presenti che hanno riempito la sala della nostra sede contribuendo a dar vita, con le loro domande, a un vivace dibattito sul tema trattato, dimostrando ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, la vitalità intellettuale del nostro Sindacato.
Un saluto a tutti e arrivederci al prossimo incontro
Mario Vitale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GRANDI PERPLESSITA’ SULLA PROPOSTA DEL NUOVO ATTO AZIENDALE DELL’ASL CITTA’ DI TORINO

di Mario Vitale

La bozza del nuovo atto aziendale della Città di Torino ha suscitato un coro di polemiche e una vera e propria levata di scudi da parte degli operatori sanitari delle ex ASL To1 e To2.

L’Anaao aziendale e altre organizzazioni sindacali hanno riassunto in un documento chiaro e preciso, sia le incongruenze più evidenti della bozza che è stata presentata alle OO.SS. solo il 7 giugno scorso e pochi giorni prima al Collegio di Direzione e al Consiglio dei Sanitari dell’Azienda. sia i timori per il futuro di molte strutture aziendali e in particolare per la sorte del futuro assetto territoriale e dell’Ospedale Martini (vedi “Lo Spiffero).

L’impressione, come spesso purtroppo accade, è che in Sanità, ma non solo, i progetti organizzativi vengano calati dall’alto senza consultarsi, con adeguato anticipo e con la reale volontà di un confronto costruttivo, con i rappresentanti della Dirigenza medica e sanitaria. Discutendone insieme con i tempi dovuti, si eviterebbero in primo luogo errori, anche evidenti, di norme contra legem che innescano contenziosi e fanno la felicità degli avvocati, in secondo luogo si avrebbe la garanzia di creare un’organizzazione del lavoro che si basa su regole il più possibile condivise dai dirigenti medici e da tutti gli operatori sanitari evitando quindi proteste, malumori e un’attività svolta controvoglia e con rancore che rischia di riversare i suoi effetti negativi sulla cura dei pazienti.

Purtroppo però, come ben sappiamo, si decide a priori quanto si vuole risparmiare in termini economici e solo dopo si costruiscono gli organigrammi.
Se il Direttore Generale della Città di Torino vorrà ascoltare i suggerimenti dei sindacati medici, il tempo c’è.
Altrimenti, come al solito, rischiamo di assistere a contestazioni, diffide e reciproche accuse che non fanno certo il bene della Sanità piemontese.

Nuovo sistema di video conferenze nella sede di Anaao Piemonte

di Mario Vitale

Ieri pomeriggio, nella sede regionale Anaao Assomed di Torino, in occasione del Consiglio regionale, è stato inaugurato ufficialmente il nuovo sistema di video conferenze da poco installato. Ai trenta componenti del Consiglio presenti in sala, si sono aggiunti sei partecipanti collegati da casa o dal posto di lavoro, tramite il loro computer. Collegata anche la sede nazionale Anaao di Roma nella persona di Silvia Procaccini che ha potuto verificare personalmente il funzionamento dell’impianto. Era presente in sede il Sig. Rino Ianniello della Morganti Insurance Brokers che ha illustrato i vantaggi della nuova promozione Anaao per il 2017 a favore dei nuovi e dei vecchi iscritti.

Lo scopo principale di questo investimento, che la Segreteria Regionale del Piemonte ha ritenuto di fare, è quello di permettere a quanti siano impossibilitati a essere presenti ai lavori di Consigli e Segreterie, di collegarsi da remoto partecipando attivamente alle riunioni, ascoltando e intervenendo in audio e video, come fossero in sede.  Considerando che in Piemonte vi sono membri del Consiglio Regionale che abitano fino a circa 180 chilometri dalla sede di Torino, è chiaro che, in futuro, sempre di più tenderemo a risparmiare sugli spostamenti, in termini di tempo, soldi e consumo energetico con relative ricadute positive anche sull’inquinamento ambientale.

Voglio precisare, che attribuisco la massima importanza agli incontri personali dove il rapporto umano resta sempre un elemento insostituibile ma inevitabilmente dovremo trovare un punto di equilibrio che potrà avvalersi dei vantaggi offerti dalle nuove tecnologie, riservando le riunioni collegiali a occasioni più selezionate.

Oltre a Consigli e Segreterie, che d’ora in poi verranno registrati e permetteranno quindi di conservare un archivio audio-video sempre consultabile (nel rispetto delle norme della privacy), il sistema sarà utile per registrare anche riunioni di altro tipo o corsi di aggiornamento. La relativa facilità con cui è possibile collegarsi da remoto (cliccando su un link inviato dalla sede all’indirizzo mail della persona invitata), permette dei collegamenti estemporanei fatti con persone che si decide di coinvolgere nella discussione anche all’ultimo momento o durante i lavori stessi (fino a 25 collegamenti contemporaneamente).

Nei prossimi mesi potremo renderci conto con più precisione quali saranno i reali benefici del nuovo impianto per sfruttarli al meglio e quali gli eventuali punti deboli da correggere per rendere sempre più efficiente il sistema.

In ogni caso, comunque la si pensi, il futuro è questo.

 

La Cassazione boccia le polizze “claims made”

La terza sezione civile della Corte di Cassazione, con la sentenza n° 10506 del 28 aprile scorso, ha sancito un principio che è destinato a fare discutere. (vedi l’articolo di Q.S. e il testo della sentenza).

Un paziente operato in un ospedale milanese riporta lesioni manifestatesi a distanza di tempo, quando la polizza, precedentemente stipulata dall’ospedale, era scaduta. L’assicurazione, in virtù della clausola “claims made”, nega di essere tenuta al risarcimento. Il tribunale di primo grado le dà ragione mentre, successivamente, la Corte d’appello la condanna.

Pochi giorni fa la Suprema Corte rigetta l’ulteriore ricorso dell’assicurazione e la condanna definitivamente al risarcimento dei danni.

Ricordo che la formula “claims made” prevede il diritto all’indennizzo da parte dell’assicurato solo se la polizza è in corso di validità al momento della richiesta di risarcimento, indipendentemente dal momento in cui si è verificato l’evento dannoso. Al contrario la formula “loss occurrence” considera utile, ai fini del rimborso, la validità della polizza nel periodo in cui è avvenuto l’incidente. Ora la Corte di Cassazione sentenzia che la clausola “claims made” è vessatoria e non può essere imposta dall’assicurazione.

La prima domanda che ci viene spontanea è: per i medici è un pronunciamento favorevole o sfavorevole?

Indubbiamente, considerando che in Sanità le richieste di risarcimento possono avvenire anche molti anni dopo l’evento avverso, la clausola in questione ha creato non pochi problemi a tanti colleghi che, magari dopo essere andati in pensione, avevano lasciato scadere la polizza e, purtroppo, con essa anche la copertura assicurativa. E’ vero che la nuova legge 24/17 sulla responsabilità professionale dimezza i tempi di prescrizione per la richiesta dei danni (da 10 a 5 anni) ma ricordiamoci comunque che ai 5 anni possono aggiungersi alcuni anni per istruire il processo e inoltre, se viene chiamata in causa la Corte dei Conti, i giudici contabili hanno altri 5 anni di tempo per emettere la sentenza. Quindi, nei casi sfortunati, possono comunque trascorrere una dozzina di anni fra richiesta danni e verdetto. Anche con la nuova legge. E nel frattempo il medico o la struttura sanitaria possono, per un motivo o per l’altro, aver lasciato scadere la polizza e non essere più coperti per il periodo, molto precedente, in cui si è verificato l’evento avverso.

Inoltre se le compagnie di assicurazione hanno voluto adottare la claims made, soprattutto nelle polizze sanitarie che, per le compagnie, hanno spesso risultati catastrofici, evidentemente qualche vantaggio lo avranno avuto e da qualche parte stanno risparmiando.

Prima di cantare vittoria, però, dobbiamo aspettare le conseguenze pratiche di questa sentenza. Bisognerà vedere come reagiranno le compagnie di assicurazione alla prova dei mercati. Dobbiamo aspettare di capire se gli assicuratori saranno costretti a tornare sui loro passi, se continueranno a stipulare polizze sanitarie e, in caso affermativo, a quale prezzo.

Gli eventuali aumenti dei premi, che graverebbero sulle nostre tasche, potrebbero invalidare quelle riduzioni che sarebbe, invece, legittimo aspettarsi dopo la legge 24 dell’otto marzo scorso che, fra l’altro, fissa un tetto all’ammontare dei rimborsi che possono essere richiesti ai professionisti, con indubbi vantaggi economici per le compagnie di assicurazione.

8 marzo: festa delle donne

8 Marzo 2017

In tutta la mia vita mi sono sempre espresso e battuto a favore della parità di diritti fra uomini e donne, sempre convinto di essere nel giusto.
Ora comincio a nutrire seri dubbi.
Considerando quello che rappresentano e quello che realizzano nella società, credo che, mediamente, per le donne la parità di diritti sia penalizzante.
Mario Vitale


In occasione della festa delle donne, oltre a mimose e grandi sorrisi che durano lo spazio di un giorno, riteniamo doveroso mettere il dito nella piaga e pubblicare un lavoro elaborato dal “gruppo lavoro e progressioni carriera” del CUG delle Molinette di Torino, inviatoci dalle due colleghe, iscritte Anaao, che di tale gruppo fanno parte, Teresa Sorrentino e Paola Borelli, che ringraziamo vivamente.

Il lavoro è uno studio della distribuzione per genere delle/dei dipendenti dell’ex A.O.U. San Giovanni Battista di Torino (medici ovviamente compresi) e dimostra a tutt’oggi l’esistenza di differenziali retributivi di genere che, almeno nella pubblica amministrazione, si credono spesso superati.
Speriamo in futuro di poter festeggiare un 8 marzo pubblicando uno studio che dimostri la raggiunta parità retributiva fra i sessi.

(m.v.)

S. Luigi – Riscritta la delibera contestata.

di Mario Vitale
La delibera del S. Luigi del 30 dicembre scorso, che aveva sollevato le proteste dell’Anaao, riprese anche dagli organi di stampa, è stata riscritta.

Come si ricorderà il documento in questione prevedeva, al S. Luigi, l’utilizzo di fondi derivanti dal prelievo del 5% sulla libera professione dei medici, unicamente a favore del personale del comparto e per scopi diversi da quelli previsti dal suddetto decreto che li vincola esclusivamente a obiettivi legati alla prevenzione e all’abbattimento delle liste d’attesa.

Nella nuova versione della delibera si elimina “…ogni riferimento all’accantonamento previsto dal decreto Balduzzi per la remunerazione dei progetti aggiuntivi” e i finanziamenti vengono attinti “…da somme che residuano dalla distribuzione del fondo perequativo del 2016… destinate a remunerare la produttività del personale del comparto”

Da un lato possiamo dire che tutto è bene quel che finisce bene. Dall’altro però dobbiamo rimarcare, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto sia indispensabile in tutte la Asl e Aso, la presenza di un sindacato come l’Anaao che, con i suoi associati, medici che prestano attività volontaria in aggiunta a orari di lavoro sempre più gravosi, riesce ad esercitare una vigile attività di controllo a tutela dei medici e dirigenti sanitari dipendenti.

Commento al parere della Commissione Sanità sugli ex specializzandi

di Mario Vitale

In merito all’articolo di Q.S. di oggi e ai commenti che sono stati posti in calce credo che per rispondere ai Colleghi preoccupati che qualcuno possa ottenere gratis i benefici che loro hanno ottenuto pagando le spese di una causa, occorra fare alcune precisazioni.

Primo. Il parere favorevole della Commissione Sanità non è il parere favorevole del Parlamento. La somma per accordare a tutti gli ex specializzandi quanto dovuto vale un’intera finanziaria. Almeno già due volte sono state bocciate analoghe proposte di legge e non mi sembra che l’attuale situazione finanziaria italiana autorizzi un facile ottimismo per il futuro.

Secondo. Se, per miracolo, venisse presa in considerazione l’ipotesi di una sanatoria generale, è verosimile che lo Stato proporrebbe agli aventi diritto, delle somme forfettarie, inferiori al dovuto. Altrimenti tanto varrebbe, per lo Stato, aspettare di perdere le cause che comunque non verrebbero intentate da tutti i possibili ricorrenti.

Terzo. Voglio ricordare a chi è stato fortunato, che sarebbe il caso di avere maggior delicatezza nei confronti di quei Colleghi, e sono tanti, che, a causa della ben nota volubilità del sistema giudiziario italiano hanno pagato le cause e hanno perso.

 

La finanza creativa del San Luigi

di Mario Vitale
Lo scorso 30 dicembre, l’AOU S. Luigi Gonzaga di Orbassano, ha emanato una delibera dove si stanziano fondi prelevati dagli introiti dalla libera professione dei Medici (il 5% previsto dalla lg 189/12 – “legge Balduzzi”) per remunerare premi di risultato assegnati al personale del comparto. Da tale distribuzione di prebende, il S. Luigi, esclude i medici che pure sono coloro a cui questa legge iniqua sottrae questa ulteriore percentuale di guadagno, già ridotto all’osso da una delle tassazioni più vessatorie di tutta Europa, e finanzia una miriade di obiettivi che nulla hanno a che vedere con le due finalità previste dalla legge per l’utilizzo di tali somme: la riduzione delle liste d’attesa e la prevenzione.

Abbiamo chiesto, con due diffide successive, al Commissario del S. Luigi di annullare la delibera in questione e di riscriverla, adeguatamente modificata, in modo da non compiere un illecito rischiando sanzioni amministrative. Speriamo di non essere costretti a ricorrere alle vie legali e, con il ritiro della delibera, di porre le basi per un costruttivo confronto sindacale che porti a soluzione eque e condivise.

Nella stessa delibera vengono anche elencate le somme destinate a numerosi collaboratori professionali sanitari per le loro progressioni di carriera. Il Commissario dichiara che quegli avanzamenti sarebbero stati finanziati con l’apposito fondo del comparto e non con gli accantonamenti previsti dalla legge Balduzzi. Crediamo alla sua parola.

Un’ultima osservazione. I medici fanno un lavoro importante e rischioso. Devono essere sempre attenti a non commettere errori che si ripercuoterebbero sulla salute dei pazienti, evitando ogni distrazione. Quando sbagliano diventano bersaglio di campagne mediatiche dalle quali devono difendersi come possono, spesso davanti a un giudice.

E’ giusto che debbano anche investire parte del loro tempo a controllare provvedimenti, emanati dalle proprie Amministrazioni, che li danneggiano economicamente in modo illegittimo?

Piemonte. Cosmed chiede di essere convocata dalla Regione per parlare delle Case della Salute

Gentile direttore,
sbagliare è umano ma perseverare….A questo proposito apprendiamo dalla stampa che l’Assessore alla Sanità del Piemonte, Antonino Saitta, ha siglato un’intesa con Cgil, Cisl e Uil sulla realizzazione delle Case della Salute per un miglioramento dell’offerta sanitaria in Piemonte. Nell’accordo, come riportato il 13 gennaio scorso nella vostra testata regionale, si legge che si: ” …condividono principi e obiettivi del piano varato dalla Regione, che prevede l’istituzione di almeno una Casa della Salute in ogni distretto socio-sanitario, oltre alla conferma e al consolidamento, anche nei prossimi anni, del finanziamento già stanziato per il 2017.  Il potenziamento dei servizi territoriali e l’attuazione del progetto saranno seguiti da un tavolo di monitoraggio specifico costituito dall’Assessorato e da Cgil, Cisl, Uil Piemonte”.
Leggi il testo completo della lettera al Direttore di Quotidianosanità scritta da Mario Vitale – Segretario Regionale Cosmed Piemonte – Segretario Regionale Anaao Assomed Piemonte

E’ gennaio ed è arrivata l’influenza. Ma va’?

di Mario Vitale

Come ogni inverno, ci troviamo a ripetere sempre le stesse cose. Arriva l’influenza (evento ovviamente del tutto imprevedibile a gennaio…), e sugli organi di stampa proliferano foto e servizi di Pronti Soccorsi intasati all’inverosimile, pazienti ammassati, medici e infermieri che corrono come trottole.

E’ emblematico il recente episodio di Nola dove medici e infermieri senza letti e barelle a disposizione (è noto a tutti che sono i medici a dover acquistare le attrezzature per l’ospedale e portarsele da casa…) hanno osato trattare un arresto cardiaco e altre urgenze con i pazienti adagiati sul pavimento e sono stati redarguiti e minacciati di sanzioni disciplinari più gravi. Questa è solo la punta dell’iceberg dei problemi di chi opera nei nostri ospedali, soprattutto nel settore dell’emergenza-urgenza.

L’influenza è solo la goccia che fa traboccare il vaso ma tutto l’anno, ogni volta che si presenta un qualunque evento straordinario, il sistema va in tilt. D’altra parte pretendere che le urgenze da affrontare in P.S., dall’infarto all’incidente stradale, dall’ictus alla peritonite, dalla frattura ossea alla perforazione intestinale, avvengano una per volta, con cadenza ritmica e ordinata e senza sovrapposizioni, mi sembra chiedere un po’ troppo al destino.

E’ stato ormai accertato da specifici studi di settore che l’intasamento nei pronti soccorsi dipende da 1) cause in entrata (iper-afflusso dovuto ad accessi impropri e ad insufficiente filtro nel territorio); 2) cause interne al Pronto Soccorso (spazi e attrezzature insufficienti e scarsezza di personale medico e infermieristico dopo anni di blocco del turn over nelle assunzioni); 3) cause in uscita (scarsezza di posti letto e conseguenti stazionamenti prolungati in P.S. per coloro che necessitano di un ricovero e che devono aspettare ore o giorni). Di questi tre motivi è stato appurato che il motivo più importante è il terzo.

Detto questo, e ripetuto per l’ennesima volta, un cittadino anche di intelligenza un po’sotto la media, cosa pensa che possa succedere se, in nome di un risparmio tutto da dimostrare, vengono ridotti ulteriormente i posti letto?

Come puntualmente ci ricorda Carlo Palermo su Quotidiano Sanità, in Germania ci sono 8,2 posti letto per mille abitanti, in Austria 7,6, in Francia 6,2, in Svizzera 4,7. In Italia 3,0. In Inghilterra sono scesi a 2,7 (hanno avuto molti problemi e stanno seriamente ritornando sui loro passi). IN PIEMONTE 2,6 posti letto per acuti.

Nella nostra regione 1649 posti letto in meno previsti solo dalla recente DGR 1/600 sul riordino della rete ospedaliera piemontese.

In Italia 70.000 posti letto in meno negli ultimi 10 anni.

Per i nostri politici e amministratori è una vera fortuna che esista l’influenza. Altrimenti a chi darebbero la colpa dei soliti e prevedibili disservizi nei Pronti Soccorsi?

IL MISTERO DEL DEFICIT DELLA SANITA’ PIEMONTESE

downloaddi Mario Vitale

Come abbiamo letto sugli organi di stampa nei giorni scorsi, il Piemonte, con l’inizio del 2017, sarà fuori dal piano di rientro senza ulteriori inasprimenti fiscali a carico degli esangui bilanci delle famiglie. Questa è senz’altro una buona notizia.

Sembrerebbe una buona notizia anche il fatto che quelli definiti genericamente “debiti della Regione” (un miliardo e mezzo di euro) possano essere restituiti in modo dilazionato in 10 anni e non tutti e subito. Niente tasse extra per i piemontesi e fornitori delle ASL pagati in soli 60 giorni come da indicazioni della U.E.

Il problema purtroppo (e questo non sempre è facile desumerlo dagli articoli di stampa) è che il miliardo e mezzo non corrisponde a “tutti i debiti della regione” (magari fosse!). I debiti della Regione Piemonte ammontano alla colossale e non ancora del tutto definita somma di oltre sette miliardi (per alcuni bene informati si arriva a 10 o forse addirittura a 15). Il miliardo e mezzo corrisponde al debito che la Regione ha nei confronti della Sanità piemontese.

Come ormai tutti sappiamo, nell’ultimo decennio, con un rispetto della par condicio degno di miglior causa, le Amministrazioni regionali di piazza Castello, azzurre, rosse o verdi che fossero, hanno utilizzato i fondi della sanità per differenti capitoli di spesa e senza rimettere, a fine anno, i soldi al loro posto. Questo ha portato a ragionare, da parte di tutti, su come poter rimediare alla voragine dei conti della sanità senza che il deficit esistesse realmente. Abbiamo subìto il blocco delle assunzioni di personale, la riduzione dei reparti e dei posti letto ospedalieri, il ridimensionamento dei servizi sanitari territoriali, la chiusura degli ospedali. Tutto ciò ha portato a una riduzione della produttività sanitaria in Piemonte con allungamento delle liste d’attesa, aumento della mobilità passiva (pazienti che vanno a curarsi in altre regioni le quali devono poi essere rimborsate) e deficit regionale, questa volta sì, in aumento. Ecco quindi che il miliardo e mezzo restituito in 10 anni, non è una dilazione che la regione ha ottenuto dallo Stato o da una banca. Sarebbe stata una cosa positiva. Dieci anni sono il tempo che impiegheranno i soldi a ritornare da piazza Castello a corso Regina Margherita. Il tempo quindi che impiegherà la Regione a restituirci i soldi della Sanità che aveva speso per altri motivi.

A dare un sigillo di verità a quelle che sembravano solo maldicenze sussurrate nei corridoi dei palazzi, è stata la relazione sul rendiconto generale della Regione Piemonte per l’esercizio finanziario 2015 del Procuratore Regionale della Corte dei Conti, Giancarlo Astegiano che, testualmente, ha asserito “E’ difficile comprendere come nel corso degli anni sia maturato un disavanzo “nascosto” o comunque extracontabile che, in base alle risultanze del rendiconto dell’esercizio 2015 ha concorso a formare il disavanzo complessivo pari a euro 7.258.726.834…. Se il disavanzo non è stato solo conseguenza di sprechi e inefficienze ma è dipeso anche dalle scelte politiche finalizzate ad assicurare servizi anche in disavanzo, utilizzando metodi contabili discutibili e inaccettabili…è evidente che il processo di risanamento potrà essere efficace ed effettivo solamente se vi sarà chiarezza sulle politiche pubbliche….In altri termini è necessario che vi sia una corretta e precisa assunzione di responsabilità in ordine alle politiche pubbliche e ai loro costi effettivi… Per i prossimi 30 anni elevate risorse dovranno essere utilizzate per il pagamento dei debiti pregressi…”.

Parole di drammatica chiarezza.

A questo punto domandiamo al Presidente della Regione Piemonte e alla sua giunta:

sarebbe possibile sapere per quali voci di bilancio sono stati spesi i soldi destinati alle cure dei cittadini piemontesi e pretendere che qualcuno se ne assuma la responsabilità?

sarebbe troppo pretendere che d’ora in poi, come anche auspica la Corte dei Conti, il fondo sanitario venga rigidamente perimetrato e i conti, sia in sede preventiva che consuntiva, vengano assoggettati alla massima trasparenza?

si può tornare a discutere dei tagli effettuati ai posti di lavoro e ai servizi, coinvolgendo nuovamente, in modo costruttivo, le Organizzazioni Sindacali dei Dirigenti Medici e Sanitari che negli ultimi anni hanno ricevuto solo sporadiche informazioni sulle politiche regionali senza poter apportare sostanziali contributi di idee, esprimendo la voce dei professionisti che rappresentano?

I medici, gli operatori e tutti gli utenti della sanità Piemontese aspettano una risposta.